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Italia 2030, la guida di rilancio economico-sociale di Confindustria

Mentre sono in corso a Villa Pamphilj, a Roma, gli Stati generali dell’Economia – la serie di incontri organizzati dal Governo con le istituzioni internazionali, sindacati e associazioni di categoria per discutere il rilancio economico dell’Italia dopo la pandemia – Assolombarda, l’associazione delle imprese che operano a Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza, Pavia, ha presentato una guida per il rilancio economico e sociale del Paese di lungo termine: Italia 2030. Proposte per lo sviluppo.

Il libro è stato realizzato su impulso di Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, che ne ha firmato la prefazione: “Per rilanciarci con idee chiare, bisogna partire da una ricognizione seria e spassionata di tutti i fattori accumulati che ostacolano la crescita italiana”, è il suo messaggio.

Il tema affrontato, pensato prima dell’emergenza sanitaria e poi aggiornato, è che lo sviluppo dell’Italia al 2030 dipenderà in modo decisivo dalla capacità di conciliare le politiche economiche con una strategia di sviluppo sostenibile, anche da un punto di vista ambientale e sociale. Gli anni di recessione, aggravati dalle conseguenze che l’emergenza del coronavirus avrà sull’economia mondiale, hanno imposto pesanti ipoteche sul futuro dell’Italia. Complici anche i periodi di incertezza politico-istituzionale e di disgregazione sociale, vissuti dal Paese negli ultimi 40 anni.

Il saggio è il risultato di un lavoro corale che si è avvalso del contributo di 11 figure del mondo dell’economia, della società, della ricerca e dell’accademia. Analizzando i punti di forza e di debolezza del Paese, il volume individua proposte e obiettivi da perseguire per il rilancio italiano, da conciliare con una strategia di sviluppo sostenibile sociale e ambientale, non solo economica. “Con questo progetto vogliamo offrire il nostro apporto concreto per individuare interventi di politica economica, industriale e sociale utili a risolvere le debolezze del Paese, consolidandone i punti di forza”, ha dichiarato Antonio Calabrò, Vicepresidente di Assolombarda con delega ad Affari Istituzionali, Organizzazione, Cultura e Legalità.

Nel libro è evidente la tesi per cui, per migliorare l’Italia, tutti debbano ripensare il proprio ruolo: la politica, i corpi intermedi e le imprese devono mettere a fattor comune ciascuno il proprio contributo per sostenere la crescita italiana. L’orizzonte strategico per Calabrò è fatto dalla green economy e dall’economia digitale, secondo le stesse indicazioni del Recovery Fund della Ue. “Oltre all’analisi della situazione attuale, il testo offre indicazioni su cosa fare e come fare, che riforme avviare entro 10 anni, perché ora bisogna avere attitudine alla concretezza e uno sguardo al lungo periodo. Sono presenti proposte di metodo e intervento sulla Pubblica amministrazione, la scuola, le infrastrutture, legislazioni, relazioni politiche”.

Sviluppo sostenibile con visioni politiche (anche europee) lungimiranti

Nel libro si affrontano anche le conseguenze strutturali della pandemia da Covid-19, che rendono fondamentale definire una rigorosa strategia di politica fiscale, industriale e sociale, che fissi una scansione temporale delle priorità e che si traduca in una ripartizione efficiente ed efficace delle scarse risorse pubbliche. “La drammatica crisi prodotta dalla pandemia da Coronavirus rende ancora più necessaria e difficile la soluzione dei problemi che affliggono il nostro Paese”, è il pensiero di Marcello Messori, supervisore scientifico e Professore di Economia Europea e Banking and Financial Regulation alla Luiss e Direttore della School of European Political Economy. “La sfida è quella di ricollocarsi su un sentiero di sviluppo sostenibile e di consolidarlo entro il 2030, e può essere vinta se l’Italia sarà capace di rompere la sua attuale inerzia, facendo leva sui punti economici di forza del Paese e su un allungamento nell’orizzonte delle decisioni politiche”, ha dichiarato.

La chiave di lettura del volume è che l’Italia deve riconquistare il ruolo di potere che le spetta da fondatore dell’Europa. Perché non ha più potere? Uno dei motivi suggeriti nel testo è la poca partecipazione di donne e giovani al mondo del lavoro. Questo è un filo rosso che attraversa molti capitoli ed è spesso legato alla sostenibilità dello sviluppo economico e all’innovazione digitale.

“Se vogliamo recuperare il ritardo nel settore dell’innovazione è necessario cambiare l’inerzia della popolazione nei confronti della tecnologia, incentivare le imprese, ma anche modificare il welfare in modo da proteggere chi rimane indietro. Il welfare è una grande conquista europea, ma non può rimanere un semplice sussidio”, è la proposta di Messori. L’importante, a suo giudizio, è che prima che arrivino le risorse europee nel 2021 l’Italia sia pronta ad utilizzarle al meglio, con progetti mirati come integrare ancora di più la formazione nel mercato del lavoro.

“Rilancio” è la parola chiave del libro e l’obiettivo del lavoro. “Vedo una necessità di cominciare seriamente a individuare nuove iniziative di politica industriale e 10 anni sono il minimo per potere consolidare l’inversione di rotta”, ha commentato Renato Carli, Presidente Gruppo Tecnico Credito e Finanza di Assolombarda.

Per quanto riguarda il credito, Carli osserva che oggi è visto come modo per tamponare le esigenze congiunturali, ma le aziende hanno diverse fasi di approccio al credito in base alle fasi di vita, quindi l’accesso in maniera veloce e diretta diventa fondamentale per la crescita. “Il nostro Paese ha una scarsa cultura finanziaria, e alcune imprese hanno ancora atteggiamenti immaturi in questo senso: serve un cambiamento culturale nelle imprese in primis”, ha aggiunto, specificando che anche per le banche servirebbe un passo avanti tramite un’interlocuzione preventiva con le imprese, adottando modelli di valutazione di erogazione del credito più attuali, come la valorizzazione degli intangible.

Nuova cultura tecnologica e finanziaria per essere competitivi

Un ultimo aspetto toccato dal volume è legato alla formazione: in Italia il 72% delle imprese medio-grandi è attualmente coinvolto in iniziative di Open innovation con le università, un dato in crescita. Questo porta a una ricaduta positiva sul capitale umano, perché le competenze e le conoscenze reciproche avanzano. Le imprese cominciano ad aver chiaro il fatto che la formazione continua sia fondamentale nella competitività odierna, quindi una proposta del testo è che i fondi europei – come quelli del piano Next Generation Eu da 750 miliardi di euro della Commissione europea – possano essere indirizzati a un progetto di longlife learning nella cultura d’impresa.

Nel comitato di garanti per il testo, coordinato da Messori e Carli, sono stati coinvolti Giuliano Amato, Giudice costituzionale e Professore Emerito della Sapienza e dell’Istituto Universitario Europeo, già Presidente del Consiglio; da Elio Franzini, Rettore dell’Università degli Studi di Milano; e da don Luca Bressan, Vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale dell’Arcidiocesi milanese. I saggi del libro, invece, sono stati affidati a Pierpaolo Benigno, Professore di Macroeconomia Monetaria presso l’Università di Berna; Agar Brugiavini, Professoressa Ordinaria di Economia Politica all’Università Ca’ Foscari Venezia; Carlo Carraro, Professore di Economia presso l’Università Ca’ Foscari Venezia; Marcello Clarich, Professore Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università La Sapienza di Roma; Ilvo Diamanti, Professore Ordinario di Analisi dell’Opinione Pubblica e di Sistema Politico Europeo presso l’Università di Urbino ‘Carlo Bo’; Massimo Egidi, Professore Emerito di Behavioural Psychology and Economics all’Università Luiss Guido Carli di Roma; Gabriele Pasqui, Professore di Politiche Urbane e Analisi della Città e del Territorio presso il Politecnico di Milano; Salvatore Rossi, Presidente di Telecom Italia; Enzo Rullani, Fellow della Venice International University; Carlo Trigilia, Professore Ordinario di Sociologia Economica nella Scuola di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze.

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Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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