Liberare saperi, trasferire poteri

Fabrizio Barca avanza 15 proposte per la giustizia sociale, a partire da giovani, donne e lavoro.

Nella crisi scatenata dal Covid, i parametri del possibile non sono più gli stessi: si possono aprire nuovi spazi, leggiamo nelle prime pagine del libro Un futuro più giusto, curato da Fabrizio Barca e Patrizia Luongo. Il futuro non è segnato, dipende dalle nostre scelte. Ma il cambio di rotta ha molti avversari. È per questo che va alimentato un confronto e va sostenuta una profonda mobilitazione sociale. Va stimolata un’intelligenza collettiva molto presente nei nostri territori, anche per rovesciare un paradigma secondo cui la crescita riduce le disuguaglianze. Giustizia sociale e ambientale sostengono innovazione e sviluppo. Questa la piattaforma di pensiero sulla quale si muove il Forum Disuguaglianze e Diversità. Oggi abbiamo la possibilità di intraprendere un altro percorso. Ma dobbiamo mettere in campo grande tecnica e forti sentimenti.

Ne abbiamo parlato con Barca, statistico ed economista, ex Ministro della Coesione Territoriale del Governo Monti (2011-13), e oggi coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità. 

Il suo libro ha un titolo ambizioso. La pandemia ha rappresentato un catalizzatore per l’aumento delle disuguaglianze. Cosa stiamo rischiando?

La pandemia ha avuto tre effetti: ha aggravato le precedenti disuguaglianze, ha messo in evidenza la non sostenibilità del modello di sviluppo attuale, evidenziando la connessione tra crisi ambientale e sociale, e ha fatto sì che milioni di persone rivedessero la gerarchia dei valori personali. In termini di mercato questo ha significato per i consumatori riorientare le preferenze. Analizzando questi tre aspetti, è evidente che la risposta alla crisi Covid-19 non possa essere un intervento a margine dei problemi sostanziali. Dovremmo anche coltivare un giusto mix di razionalità ed emotività: questo traspare dalle parole della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ci ha fatto emozionare nel discorso del 16 settembre 2020 sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo. Per rispondere alle esigenze delle persone e dare speranza, ci vuole quel tipo di taglio: un misto di forti sentimenti e grande tecnica. Se mi chiede se le vedo nel nostro Paese la risposta è “no”. Non vedo né grandi sentimenti né la consapevolezza della necessità di una svolta.

Nel libro si sottolinea la necessità di rovesciare il paradigma secondo cui basta puntare alla crescita per ridurre le disuguaglianze e il contributo del suo Forum Disuguaglianze e Diversità indica 15 proposte per la giustizia sociale. Possiamo fare una sintesi?

Alle 15 proposte – e ognuna di esse è attuabile da sola – si aggiunge l’intervento sull’istruzione. Quindici proposte più una che si muovono a partire da questo concetto: liberare saperi e trasferire poteri.

Ci spiega?

Bisogna liberare saperi perché in tutte le congiunture difficili della storia la differenza la fanno le conoscenze che si annidano sia nei grandi centri di competenza, due fra tutti, università e imprese pubbliche, sia nei repository of knowledge incorporati nei territori e nelle persone. Si tratta si facilitare l’incontro, e le nostre proposte hanno questo obiettivo.

Il futuro non è segnato, ma come cambiare rotta?

Il cambiamento ha molti avversari: l’esplosione del Covid ha incontrato una situazione ingiusta per molti ma conveniente per molti altri, gli avversari del cambiamento. Oggi c’è bisogno di trasferire poteri alle donne, che hanno in questo momento un mix di ragione e ‘non cinismo’ e ai giovani, visto che in Italia viviamo una crisi generazionale. Infine, va valorizzato il lavoro, che deve essere al centro delle decisioni strategiche di impresa. Tutte le nostre proposte si muovono nella direzione di liberare saperi e trasferire poteri alle donne, ai giovani e valorizzare il lavoro.

L’intervista integrale è pubblicata sul numero di Settembre-Ottobre 2020 di Sviluppo&Organizzazione.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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Chiara Lupi

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

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