L’innovazione dalla tradizione

Come può evolvere il mondo del lavoro tra modernità e tradizione? In che modo si può accogliere l’innovazione senza ‘tradire’ valori e apprendimenti assunti e consolidati? La tradizione è, per sua stessa definizione etimologica, qualcosa da ‘mantenere viva’, cioè un bagaglio di esperienze maturate da consegnare (in latino “tradĕre”) alle nuove generazioni. “Non c’è futuro senza tradizione” è stato il titolo dell’edizione 2023 de Il Convivio di Persone&Conoscenze, l’evento dedicato ai temi delle Risorse Umane organizzato dalla casa editrice ESTE (editore anche del nostro quotidiano) e dalla sua rivista dedicata alla Direzione del Personale: un’occasione di approfondimento sullo stato dell’arte di prodotti, servizi, consulenza, formazione, selezione per la gestione di chi lavora in azienda.

In particolare, durante il convegno si è affrontato il tema dell’evoluzione, dell’innovazione e dello sviluppo, guardando alla sfida di costruire il futuro sull’eredità del passato, di ciò ‘che fu’. La parola “futuro” deriva dall’omonimo participio latino, una forma irregolare che si è persa nell’italiano corrente e che indicava una azione prossima a compiersi: significa letteralmente “ciò che sta per essere”. “Si pensi al cambiamento organizzativo o all’innovazione in generale: il futuro è un continuo possibile e può esistere se ne permettiamo le condizioni”, ha evidenziato Francesco Varanini, Consulente, Formatore e Fondatore della rivista Persone&Conoscenze, che firmerà per l’ultima volta, in qualità di Direttore, nel numero di Gennaio-Febbraio 2023 (per la ESTE è Direttore della rivista MIT Sloan Management Review Italia).

Costruire il futuro senza essere retorici

Innovazione e progresso sono concetti di cui si parla con molta frequenza, spesso però senza nemmeno più coglierne il senso. Per le imprese e le organizzazioni è motivo di orgoglio raccontarsi come moderne, tecnologiche e audaci nel cavalcare la cresta dell’onda della modernità. Ma, in particolare, che cosa significa “modernità”? Di fatto, è un mito retorico, una misura che si impone temporaneamente perché, letteralmente vuol dire “alla moda”. Eppure, spesso chi non abbraccia il nuovo è subito tacciato di essere conservatore, antiquato, tradizionalista; dall’altra parte, a seguire la moda della modernità si rischia di ‘tradire’ la tradizione, ovvero perderla, cioè di non consegnarla al futuro. “Tenere alla tradizione non significa ostacolare la modernità, vuol dire non dare per scontata la nostra storia”, ha spiegato Varanini.

Lo slancio per l’innovazione ‘a tutti i costi’ può far perdere di vista l’autenticità della tradizione; è un dovere della Direzione del Personale essere presenti e critici, verso se stessi e verso il mondo, per pianificare uno sviluppo che si muova in una direzione concretamente sentita e condivisa dalle persone che partecipano alla realtà aziendale e rispecchi i valori dell’organizzazione e la sua storia. Lo stesso Varanini, per esempio, ha raccontato di essersi interrogato più volte su quale fosse il senso della modernità, soprattutto di fronte alla scelta delle parole da usare.

Un caso riguarda proprio la rivista Persone&Conoscenze, il cui titolo in italiano è stato preferito all’inglese People&Knowledge. “Conosciamo bene il fascino delle espressioni straniere: risuonano più sofisticate, evolute, avveniristiche”, ha commentato il Direttore di MIT Sloan Management Review Italia. Questa scelta, però, avrebbe ‘svalutato’ il proposito editoriale, che era raccontare storie che parlassero di un mondo del lavoro prettamente italiano, della ‘nostra’ formazione e delle ‘nostre’ competenze.

Concedersi la possibilità di colmare i vuoti

Parlare di “tradizione” significa fare riferimento a conoscenze e apprendimenti. Ogni persona ha l’impegno morale di condividere con gli altri, consegnare agli altri il proprio bagaglio di storie e di esperienze. E la Direzione del Personale ha il compito primario di sorvegliare e favorire questo processo di costruzione sociale di conoscenza.

Citando passato e futuro, Varanini si è soffermato sul significato di un’ultima parola: “eredità”. A questo proposito il passaggio della Direzione della rivista si lega al tema del turnover generazionale che interessa tutte le organizzazioni, e alla relativa questione delle persone (in particolare, i giovani) da assumere. “La successione crea una situazione di vuoto che va colmato, ma attenzione: lo spazio vacante non è di chi va via, ma è quello di un posto non più occupato”, ha concluso Varanini. In questi termini, c’è quindi la possibilità di costruire, di sperimentare, di ereditare la tradizione e consegnarla al futuro, di farla fruttare secondo le proprie possibilità; perché, come diceva il compositore tedesco Gustav Mahler: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.

Persone&Conoscenze, innovazione, Il Convivio, tradizione, Modernità


Martina Midolo

Martina Midolo

Classe 1996, Martina Midolo è giornalista pubblicista e si occupa di social media. Scrive di cronaca locale e, con ESTE, ha potuto approfondire il mondo della cultura d’impresa: nel raccontare di business, welfare e tecnologie punta a far emergere l’aspetto umano e culturale del lavoro.

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