Modello Netflix in fabbrica, una nuova strategia anti crisi

Pagare un canone per usufruire di prodotti e servizi. L’equipment as a service unisce tecnologia e finanza

Nel mondo industriale, la pandemia ha modificato molti paradigmi di riferimento. Oggi non è più possibile guardare a quello che sta accadendo con gli occhi del passato e sono necessarie nuove soluzioni e strategie. In questo contesto, la digitalizzazione rappresenta una grande opportunità per le aziende italiane del Manufacturing per superare la crisi.

Secondo Francesco Cattaneo, Senior Account Executive di relayr, impresa attiva nell’Internet of Things industriale che fornisce soluzioni per la trasformazione digitale unendo alla tecnologia le necessarie leve finanziarie e assicurative (relayr è stata acquisita nel 2018 da Minich Re), i fattori principali da considerare post coronavirus sono la remotizzazione tecnologica e l’economia delle imprese.

Il manager cita le tre fasi individuate da una ricerca di Roland Berger, società tedesca di consulenza strategica e aziendale, per illustrare il presente e il futuro delle imprese in relazione all’emergenza covid: “Inizialmente c’è stato il momento della sopravvivenza durante il lockdown, seguito da una fase di recupero e infine viene l’adeguamento delle performance. Tutte queste tre fasi hanno un denominatore comune: la digitalizzazione, che è indispensabile per affrontare questa situazione”.

In questo scenario, dunque, la digitalizzazione gioca un ruolo fondamentale: lo si è potuto constatare, per esempio, con la collaborazione remota a cui sono state ‘forzate’ le aziende durante l’emergenza. “Ora servono rapidità nell’esecuzione e un forte focus”, spiega Cattaneo. “La curva di recupero sarà legata a quanto le aziende sapranno interpretare questa crisi come un momento di decisa trasformazione. L’adozione tecnologica di alcuni processi interni ed esterni all’azienda è fondamentale e ormai le aziende non possono prescindere dal cambio del modello di business”.

Servizio legato agli asset industriali

Questo cambiamento, secondo relayr, consiste nel modello ‘equipment as a service’. Nel mondo consumer è il modello conosciuto come ‘pay per use’ (come nel caso di Netflix), che consiste nell’erogazione di un contenuto tramite il pagamento di un canone mensile. Nel mondo industriale, riguarda gli asset industriali ai quali viene legato un servizio con garanzia su risultati tangibili. Questo, secondo Cattaneo, sarà il modello di successo per due motivi: “Il primo è che assisteremo a una fase di contrazione del credito importante e la liquidità delle aziende nei prossimi mesi sarà messa a dura prova; il secondo è che questo momento storico sta mettendo in una luce diversa la tecnologia remota. Nelle aziende, il controllo dei macchinari e dei processi da remoto diventerà fondamentale”.

La parte finanziaria e quella tecnologica sono due pilastri del modello equipment as a service. L’unione tra l’asset e i servizi crea così un ‘pacchetto’ proposto al cliente finale tramite l’erogazione di un canone mensile, spostando l’attenzione sul bilancio secondo la formula ‘from CapEx to OpEx’, cioè da un bene in conto bilancio (capital expense) a un bene operativo (operational expense). Un esempio pratico, nel mercato delle stampanti, è l’erogazione di canoni mensili per il leasing delle stampanti da ufficio (il leasing non va a bilancio, quindi è un vantaggio fiscale). “Si tratta di un modello di business trasformativo che parte dall’asset per generare nuove sorgenti di fatturato, dal prodotto al servizio”.

La tecnologia non basta, serve una cultura adeguata

Ci si chiede se il mercato industriale sia pronto per questo passaggio. “Sono numerose le aziende manifatturiere in Italia che stanno adottando la servitizzazione e sono propense ad acquistare servizi”, sottolinea il manager di relayr. “Il macchinario diventa in questo modo un ‘contenitore’ di servizi. Il valore aggiunto che il produttore di macchinari vende è il plus che garantisce il risultato finale”.

Le aziende hanno l’esigenza di rispondere al mercato, che chiede modelli di business a basso impatto finanziario e con alto tasso tecnologico. Il processo di adozione di equipment as a service, con logiche di servizi, necessita di tempistiche adeguate e per avere successo deve coinvolgere tutte le funzioni strategiche dell’azienda. “Il modello di adozione fa la differenza, si richiede l’attenzione alla gestione e interpretazione del dato e la creazione di pacchetti di servizi. La cultura del post-vendita deve diventare parte impattante delle strategie aziendali”.

Cattaneo ricorda come la digitalizzazione sia un fattore abilitante del miglioramento e possa aiutare a reagire più velocemente, ma “l’investimento puramente tecnologico, fine a se stesso, non basta. Bisogna saper interpretare i dati, collegandoli agli obiettivi di business. Alla tecnologia bisogna affiancare un modello culturale adeguato, una pianificazione commerciale e nuove competenze, pensando ai legami con gli obiettivi finanziari, quindi con un maggiore legame tra IT e OT. Generare profitto e crescita resta un obiettivo primario per gli imprenditori. Quindi, tecnologia, finanza e strategia all’interno delle aziende devono parlare tra loro ed essere più interconnesse”.

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Gabriele Perrone

Gabriele Perrone, giornalista professionista con oltre 10 anni di esperienza, è redattore della casa editrice ESTE. Nel corso della sua carriera ha lavorato per importanti gruppi editoriali, dove ha maturato competenze sia in ambito redazionale sia nelle pubbliche relazioni. Negli anni si è occupato di economia, politica internazionale, innovazione tecnologica, management e cultura d'impresa su riviste cartacee e giornali online. Ha presentato eventi e ha moderato tavole rotonde con protagonisti manager di aziende di fronte a professionisti di vari settori in location di alto livello. Tra le sue esperienze lavorative precedenti, ci sono quelle al quotidiano online Lettera43.it e in LC Publishing Group, oltre a numerose collaborazioni con testate italiane e straniere, da Pambianco all'Independent. Laureato in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito un postgraduate diploma alla London School of Journalism.

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