Nell’era Covid ci fanno piacere pure le interruzioni sul lavoro

L’ufficio come fonte di distrazione, specie se open space. Nell’era pre lockdown, la lamentela più diffusa sul luogo di lavoro riguardava proprio l’impossibilità di completare un lavoro senza essere distratti da colleghi o responsabili. Adesso, abituati a lavorare ognuno nel proprio spazio domestico, si stanno rivalutando persino le interruzioni tipiche dell’ufficio.

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University of Illinois e pubblicato sul Journal of Advanced Psychology suggerisce, infatti, che le interruzioni durante il lavoro d’ufficio contribuirebbero a rafforzare il senso di appartenenza all’azienda. Lo studio, intitolato Excuse me, do you have a minute?, ha indagato gli effetti positivi e negativi delle interruzioni nella routine quotidiana di lavoro sul benessere di 111 dipendenti a tempo pieno con un’età media di 35 anni. Ai partecipanti alla ricerca è stato chiesto di tenere traccia in un report delle occasioni di distrazione e interruzione dal lavoro, condividendo allo stesso tempo sensazioni e sentimenti avvertiti in merito alle proprie attività e al proprio benessere, al senso di connessione con le altre persone e ai propri livelli di stress.

Com’era naturale aspettarsi, le interruzioni hanno avuto un effetto negativo sulla capacità dei lavoratori di auto-regolarsi per riprendere il lavoro lasciato a metà. Lo studio conferma, quindi, che un contesto di frequenti distrazioni è associato a bassi livelli di soddisfazione lavorativa. Tuttavia, i risultati dell’indagine suggeriscono anche che le interruzioni sono associate a un elevato sentimento di appartenenza al posto di lavoro, anche se ciò non compensa la scarsa realizzazione del lavoro.

“È la prima evidenza di una relazione positiva tra le ‘intrusioni’ sul lavoro e la soddisfazione lavorativa, segno che la relazione tra i due elementi potrebbe essere più sfumata di quanto finora immaginato”, scrivono i ricercatori. “È il primo studio a dimostrare che in un contesto di lavoro sperimentare un forte senso di appartenenza può in qualche modo compensare gli effetti dell’esaurimento delle risorse di autodisciplina”.

Fonte: Workplace Insight

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Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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