Pagati per riposarsi (e tornare più produttivi)

“È una maratona, non uno sprint”. Era il 2013 quando David Solomon, allora Co-Head of investment banking e oggi CEO di Goldman Sachs, istituì la Saturday rule in risposta alle lamentele dei junior analyst sulle lunghe ore di lavoro, vietando di fatto gran parte delle attività tra le 21 del venerdì e le 9 della domenica. Adesso, otto anni dopo, il numero uno della banca si trova a dover gestire una nuova protesta nata tra i giovani analisti, che lamentano ritmi di lavoro massacranti e fino a 100 ore di lavoro settimanali.

Overworking e burnout non sono prerogative dei soli istituti finanziari. Con la pandemia e la diffusione del lavoro da remoto, è venuto meno per tante professioni il confine tra casa e ufficio. Anche con la riapertura dei luoghi di lavoro, però, in pochi si aspettano di vedere ridurre il carico richiesto dalle aziende. Numerose ricerche suggeriscono che un eccesso di lavoro non fa bene né ai dipendenti né alle organizzazioni. Eppure, certe aziende continuano a incoraggiarlo. E anche le poche azioni messe in campo per provare a ridurre l’orario di lavoro finiscono spesso per lasciare immutata la situazione.

Esistono ormai più di 200 studi – svolti negli ultimi 20 anni – che hanno dimostrato la correlazione tra settimane lavorative più lunghe e problemi di salute, con un’incidenza più alta di disturbi cardiaci e alta pressione nelle persone che lavorano di più. Queste ultime hanno anche maggiori probabilità di incorrere in incidenti sul lavoro. È stato accertato anche un collegamento tra le lunghe ore di lavoro e l’adozione di comportamenti che a lungo andare compromettono la salute delle persone, come fumo, alcolismo e uso di sostanze stupefacenti.

Non è solo la salute delle persone a risentirne. Anche il lavoro stesso è compromesso dagli eccessi: alcune ricerche suggeriscono infatti una relazione tra il riposo e l’abilità di problem solving, tra il tempo libero e le performance lavorative e tra la privazione del sonno e le più basse capacità cognitive a livello professionale. Anche nei settori più competitivi, al contrario, alcune imprese hanno dimostrato che è possibile aumentare la produttività e innalzare la qualità del lavoro senza compromettere la salute e l’engagement dei dipendenti. La società di consulenza PwC, per esempio, ha di recente annunciato l’intenzione di riconoscere un bonus da 250 dollari, fino a quattro volte l’anno agli impiegati che prenderanno una settimana consecutiva di ferie. Per incentivare il riposo e puntare sulle migliori prestazioni dei suoi dipendenti.

Fonte: New York Times

benessere al lavoro, burnout, salute mentale, overworking


Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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