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Parola ai fatti, parla l’Assessore allo Sviluppo Economico dell’Emilia-Romagna

In attesa degli Stati generali dell’Economia e del piano di riforme, ecco come le Regioni fanno ripartire le imprese.

L’Emilia-Romagna è stata, a livello sanitario, la seconda regione più colpita dal Covid-19, dopo la Lombardia. A tre mesi dall’inizio della pandemia, tuttavia, non solo si osserva la tenuta straordinaria del sistema sanitario, ma anche dal punto di vista economico il sistema è pienamente ripartito. A spiegarlo è Vincenzo Colla, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione, relatore alla tappa di Bologna del progetto FabbricaFuturo, il progetto multicanale della casa editrice ESTE, promosso dalla rivista Sistemi&Impresa e di cui Parole di Management è Media Partner.

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Di imprese e di lavoro, Colla se ne intende: ha alle spalle quattro decenni di militanza nella Cgil, fino ad arrivare a esserne Vicesegretario Generale. Dal suo duplice punto di osservazione, quindi, “l’utilizzo degli ammortizzatori sociali”, cui stiamo assistendo, ci suggerisce che la ripresa c’è. Bisogna tenere presente, però, che le imprese stanno ora “operando con un portafoglio ordini pre-Covid, quindi è necessaria una strategia a lungo termine, che coinvolga non solo le relazioni con il Governo, ma anche le parti sociali”, osserva l’Assessore.

È necessario, infatti, “arrivare forti e con un’idea strategica al 1 gennaio 2021, perché il rimbalzo economico ci aspetta il prossimo anno”. Come ci arriveremo, farà la differenza. Dunque, la Regione ha messo a disposizione delle aziende importanti risorse economiche per gli investimenti in campo produttivo, ma anche per l’innovazione, rispetto alla messa in sicurezza sanitaria. Ammonta infatti a 11 milioni di euro il plafond del bando emesso a questo scopo: “Hanno partecipato tante imprese, significa che ci abbiamo visto giusto”, osserva Colla.

Non tutte le imprese potranno ricevere l’incentivo, ma verranno scelti i progetti più innovativi nel campo della sicurezza sanitaria. La produzione, in questo ambito, è destinata a diventare una nuova filiera, che si affiancherà alle diverse ‘storiche’ eccellenze regionali, come l’Agroalimentare, il Tessile, la Ceramica, l’Automotive. Per permettere alle aziende di avere liquidità, è stata emanata una legge regionale che modifica il regolamento dei confidi, con lo scopo di non ‘blindare’ i fondi sugli investimenti: “Per comprare le materie prime e ripartire, per adeguare la produzione serve liquidità: per gli investimenti ci sarà tempo”, osserva Colla. La Regione ha messo a disposizione 18 milioni per sostenere gli investimenti di tutto il sistema delle imprese (compresa la cooperazione, anche sociale), mentre Unioncamere Emilia-Romagna ha contribuito con ulteriori 7,5 milioni.

Ripartire dall’edilizia per la ripresa del mercato interno

L’urgenza, secondo l’Assessore, è far ripartire il mercato interno, “che era in crisi già prima dell’emergenza sanitaria”: su questo c’è un dialogo aperto con l’Esecutivo, agevolato dal fatto che il Governatore Stefano Bonaccini è anche il Presidente della Conferenza delle regioni. L’elemento fondamentale per agevolare questo processo è la ripartenza dell’Edilizia e delle infrastrutture. Queste vanno ripensate in ottica green ed innovativa. Infatti, nella visione emiliano-romagnola “la Green economy è il faro di una nuova idea culturale, che coinvolgerà sempre di più i consumi, ma anche la manifattura”.

Secondo l’Assessore abbiamo bisogno, dunque, di una vera rigenerazione urbana, che deve avvenire da ora al 2022, anche grazie ai diversi ecobonus previsti. Se riparte l’Edilizia, ripartiranno anche tutte le filiere strategiche (a grande drenaggio di ore lavorate) che porta con sé, dal Ferro alla Chimica, dal Legno ai Serramenti. Senza dimenticare, però, Commercio e Terziario. “L’Europa ha stanziato molti fondi, dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes) al Recovery Fund. L’Emilia-Romagna deve farsi trovare preparata all’utilizzo di queste risorse per l’autunno, quando, cioè, avremo il primo, vero rimbalzo economico post-Covid”, osserva Colla. Che si dice piacevolmente sorpreso dalla flessibilità e dalla capacità di captare il cambiamento delle imprese regionali.

Lo hanno ampiamente dimostrato di fronte all’emergenza, quando molte di esse hanno dato la disponibilità a convertire la produzione, non solo in mascherine, ma anche tute, caschi, respiratori. Tutti prodotti che hanno ricevuto le opportune certificazioni, rispondenti a regole molto stringenti. “Dietro ogni singolo dispositivo di sicurezza ci sono studi complessi, c’è una ricerca accurata dei materiali: non è banale ottenere una certificazione CE”, spiega Colla che, a questo punto, si augura che tali prodotti resteranno nell’ambito della filiera regionale. Infatti, è ormai chiaro che i dispositivi di sicurezza sono a buon diritto entrati nel novero dei prodotti ad utilizzo di massa.

I Big data e il “patto per la conoscenza”

Accanto alle manifatture d’eccellenza, il più recente vanto dell’Emilia-Romagna è il Tecnopolo dei Big data. Si sa da tempo che la Regione è stata scelta per ospitare il ‘super computer’ d’Europa, dall’enorme capacità di calcolo, che verrà utilizzato per gli studi sul clima. A Bologna arriveranno 250 scienziati e i Big data troveranno applicazione anche in ambito Sanitario e Manifatturiero, con un occhio di riguardo sempre per la filiera green, che si conferma strategica per il futuro.

L’operazione è dunque scientifica, ma inevitabilmente si irradia al settore produttivo: “Le infrastrutture saranno ancora più determinanti”, osserva Colla, che avverte che non possiamo “arrivare in ritardo” su questo, per non rischiare di restare subordinati ed emarginati in Europa. Per scongiurare questo pericolo non basta essere filiera di qualità, ma occorre non perdere talenti e, anzi, attrarli.

La formula dell’Emilia-Romagna per farlo prevede “lavoro di qualità, frutto di investimenti mirati. Retribuzioni dignitose, un vero ‘patto della conoscenza’ che coinvolga scuole e Università, lavoro certo, scuole internazionali per i figli, alloggi garantiti a prezzi accessibili”.

L’età media della regione è tra le più alte, quindi deve essere attrattiva per le nuove generazioni: la qualità tecnologica a disposizione è altissima, ma “la tecnologia va governata con una strategia che non crei polarizzazioni di potere nelle mani di pochi ottimati, accanto ad una bolla di mano d’opera a basso costo: non si svaluta più la moneta, ma il lavoro” osserva Colla. Che cita l’enciclica Laudato Sì per sottolineare l’importanza fondamentale dell’equilibrio tra scienza e umanesimo: “Non c’è tecnologia che regga se non si riscopre l’umanità del lavoro” afferma.

Tutto ciò non è questione di dimensioni: il Manifatturiero locale è composto di tante PMI, che il lockdown ha messo “in blackout, ma non più delle grandi aziende”, osserva l’Assessore. Anche per esse la ripresa produttiva è fondamentale: “Hanno buona flessibilità e una produttività superiore anche alle omologhe tedesche”. La preoccupazione, pertanto, è maggiore per il Terziario: “Per numeri e dimensioni rappresenta più del 50% di imprese e di lavoratori. L’impresa ha bisogno di un Terziario di qualità. Se ci pensiamo, anche l’Informatica e l’Ingegneria afferiscono a questo settore. Esso comprende anche il Commercio, fondamentale in Regione”. Bisogna dunque agire su un rafforzamento importante, in questo caso in ottica di economia di scala, aiutando i piccoli e piccolissimi a fare rete.

Nel suo complesso, quello di Colla è decisamente un messaggio di speranza per l’economia regionale: “Siamo riusciti a evitare collasso sanitario, eviteremo senz’altro anche il collasso sociale”.

innovazione, ripartenza, Emilia-Romagna, Vincenzo Colla

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