Vibram

Processi digitali e filiera informatizzata, Vibram si adegua alle sfide dell’era covid

Trasformare una tragedia in opportunità. È quanto ci ripetiamo riguardo alla pandemia che stiamo attraversando, ma è ciò che è riuscito a fare 85 anni fa Vitale Bramani, storico fondatore di Vibram, azienda di Albizzate, in provincia di Varese: qui si producono le note suole in gomma. Un incidente di montagna lo indusse a ideare il prodotto che, ancora oggi, è venduto in tutto il mondo, anche grazie agli stabilimenti presenti negli Usa e in Cina. Un fatturato di 200 milioni di euro, 800 dipendenti e 40 milioni di suole prodotte ogni anno: questi i numeri attuali dell’azienda, che sta investendo sull’innovazione tecnica e tecnologica, per andare incontro al futuro, garantendo la qualità del prodotto e, allo stesso tempo, la massima rapidità di consegna ai clienti.

Era settembre 1935 e 19 alpinisti si accingevano a scalare Punta Rasica, in Val Bregaglia, tra l’Italia e la Svizzera. Erano in cordata, tutto sembrava procedere per il meglio, finché, come spesso accade in montagna, sopraggiunse la tempesta. Furono costretti a fermarsi, le scarpe di canapa che indossavano non consentivano loro di proseguire né di scendere, perché scivolavano sul bagnato. Dopo ore all’addiaccio, sei di loro morirono assiderati. Tra i compagni di cordata c’era proprio Vitale Bramani: sopravvisse e non si diede pace per l’assurda tragedia consumatasi in quota. È così che, dopo pochi mesi, ma dopo molti ragionamenti ed esperimenti, osservando la presa sull’asfalto degli pneumatici prodotti dall’amico Leopoldo Pirelli, inventò il famoso “carrarmato”. Utilizzò la gomma vulcanizzata, un materiale decisamente innovativo per una calzatura, leggero, ma resistente, e grazie all’inserimento di tasselli sporgenti riuscì a riprodurre la medesima tenuta sul terreno rispetto alle scarpe chiodate. Un insieme funzionale, sperimentato con costanza e determinazione dallo stesso Bramani sulle Alpi lombarde, fino al deposito del brevetto nel 1937. Nel 1947 venne aperto il primo sito produttivo in provincia di Varese, ma la consacrazione arrivò nel 1954: Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, i primi italiani a conquistare la cima del K2, indossavano suole Vibram. Dalla tragedia di 20 anni prima era nata una grande opportunità e una grande storia aziendale.

L’espansione internazionale dagli Usa alla Cina

Oggi, a due generazioni di distanza, Vibram, che prende il nome dalle iniziali del fondatore, ha sempre sede dove è nata, ma dal 1965 è presente anche Oltreoceano e dal 1998 persino nel Paese del Dragone. Un’espansione internazionale dettata principalmente dal desiderio di rispondere il più possibile velocemente alle richieste degli acquirenti, come racconta Massimo Bertozzi, Direttore Operations EMEA di Vibram. Che, attualmente, produce all’interno più del 40% dei prodotti del marchio: suole per calzature, non più solo tecniche o professionali, ma anche dedicate al tempo libero e abbigliamento outdoor, oltre alla iconica calzatura FiveFingers e alla nuova Furoshiki, vincitrice di diversi premi di design.

Oggi, le leve competitive di Vibram sono senz’altro la ricerca e lo sviluppo, che dedicano grande attenzione alla qualità e all’innovazione tecnologica, ma anche la rapidità del processo, che determina la consegna al cliente nel giro di tempi brevissimi. Da un lato c’è, dunque, grande attenzione a mantenere la performance del prodotto, che rende l’azienda leader mondiale nel settore; dall’altro si cerca di produrre lotti piccoli e personalizzati, pur mantenendo costi competitivi, per accontentare anche clienti di nicchia che, però, puntano sulla qualità. Insomma, una grande azienda dal punto di vista quantitativo, che si comporta come un piccolo produttore, per gli aspetti qualitativi. Il lockdown imposto dalla pandemia non ha pesato sul bilancio, bensì ha dato modo di ripensare e sviluppare alcuni progetti innovativi già in corso. Per esempio, è stata avviata una digitalizzazione a 360 gradi delle procedure, con l’introduzione e sviluppo di un gestionale unico SAP anche per le sedi estere. A sette anni dal suo inserimento in Italia, esso è stato aggiornato alla versione più recente ed esportato negli Usa e in Cina, per uniformare i processi.

Digitalizzazione dei processi e filiera informata

La digitalizzazione dei processi dell’azienda, nell’ottica dello sviluppo dell’Industria 4.0, ha coinvolto anche i partner esterni. Infatti, grazie a importanti collaborazioni con consulenti IT, università, centri di ricerca e il Made Competence Center 4.0, è in corso di progettazione e implementazione un sistema di schedulazione avanzata del prodotto. Nella stessa direzione va la scelta di informatizzare il più possibile il magazzino: attraverso la digitalizzazione, Vibram intende rendere il più veloce possibile il picking del prodotto. Per farlo, sarà introdotto un sistema Warehouse management system (WMS), un software che consente una mappatura del magazzino precisa e in tempo reale. Così, la preparazione della spedizione al cliente avviene molto rapidamente. Questa innovazione si inserisce in un più corposo progetto di realizzazione di un portale integrato per la gestione ordini, condiviso con le aziende fornitrici: grazie a esso, i partner esterni, che realizzano una parte della produzione, possono condividere con tutta la Supply chain le richieste ricevute, al fine di ottimizzare i tempi necessari alla condivisione di informazioni. Come spiega Bertozzi, con questo sistema i partner produttori, i distributori, i clienti più affezionati potranno seguire lo stato degli ordini in tempo reale, così da sapere già, con la massima immediatezza, cosa serve fare e in quali tempi. Ciascun partner, cioè, si può collegare al portale ordini per vedere le quantità da produrre e i tempi di consegna, per renderli sempre più rapidi.

Unitamente a questo, per la parte di produzione vera e propria, Vibram sta introducendo un sistema di rilevazione sul campo, in tempo reale. Come spiega Bertozzi, per l’azienda è importante essere il più reattiva possibile nello scambio di informazioni e nella pianificazione della produzione. Infatti, deve essere gestito un catalogo molto ampio, perché ogni suola ha un proprio stampo, anche sulla base delle diverse misure (dal numero 35 al 45). Grazie al sistema di Manufacturing execution system (MES), è possibile raccogliere dati in tempo reale, dalle linee che alimentano il gestionale, per avere costantemente sott’occhio il sistema di avanzamento degli ordini. Una sorta di ‘Amazon della suola’: attimo per attimo, è possibile sapere per tutta la catena di fornitura in quale step di avanzamento si colloca un prodotto. L’idea di condividere questa innovazione con i partner nasce dal fatto che questi ultimi sono fortemente fidelizzati da relazioni di lungo periodo: “Sono stati tutti entusiasti di queste novità”, osserva Bertozzi. La pandemia è stata un volano, come dicevamo: non ha rallentato la produzione ma, allo stesso tempo, ha fatto da volano a molti aspetti di innovazione tecnologica.

L’accelerazione del cambiamento nell’era covid

Come tutte le aziende, anche Vibram ha dovuto far fronte all’emergenza sanitaria. Del picco della pandemia resta che oggi il 30-40% del personale lavora da remoto. E probabilmente questa condizione verrà mantenuta anche quando, si spera, avremo voltato definitivamente pagina. In effetti, come racconta Bertozzi, l’azienda, pur non avendo mai pensato di introdurre lo Smart working, è da sempre molto attenta alla qualità della vita dei lavoratori. E non si è trovata del tutto impreparata alla necessità di lavorare da casa quando il lockdown lo ha imposto: già da qualche mese prima dell’avvento del covid-19, si stavano sperimentando alcuni sistemi di videoconferenza e di formazione online; quindi, i fatti hanno solo accelerato un processo già avviato. Il contesto territoriale in cui è inserita Vibram, inoltre, consente di sfruttare ampi spazi aperti in cui programmare uscite outdoor, persino in pausa pranzo. I paesaggi del Lago di Varese fanno da cornice e consentono di testare il prodotto in prima persona. D’altra parte, l’azienda dispone di un Tester team costituito da dipendenti che, come mansione specifica, testano in outdoor le suole: non a caso, lo slogan aziendale è “provato dove conta”. Al benessere dei dipendenti contribuisce anche un servizio di assistenza sociale sempre disponibile per chi necessita di un confronto e un supporto. È prevista, infine, la flessibilità oraria in ingresso e in uscita.

Al di là del periodo straordinario che stiamo vivendo, dunque, in azienda c’è grande attenzione al personale, che si manifesta attraverso una concezione del lavoratore inteso come risorsa strategica aziendale. A essi vengono sottoposte diverse survey periodiche, formulate su specifici temi, per avere sempre consapevolezza del loro grado di benessere.

L’innovazione tecnica e la sostenibilità ambientale

Il processo di rinnovamento, dicevamo, parte dal prodotto. Negli stabilimenti di Vibram si sperimentano nuove mescole, con attenzione sempre rinnovata al tema della sostenibilità ambientale. Nell’ottica di produrre anche piccoli lotti è stata inserita una nuova calandra a tre rulli, che permette di ridurre le dimensioni di quei lotti particolari che, magari per colore o taglia, sono richiesti in poche unità. Da poco, come ricorda Bertozzi, l’azienda sta sviluppando un altro progetto importante con il Made. “In piena pandemia abbiamo vinto un concorso per progetti innovativi, per sviluppare un processo di stampaggio suole usando robot collaborativi”, spiega il manager. Un progetto della durata di 18 mesi, che permetterà di sviluppare nuove tecnologie che saranno messe a disposizione del settore, migliorando le performance produttive, per arrivare a fornire all’utilizzatore finale un ‘sistema suola’, fatto con materiali leggeri e performanti, che unisca la ricerca dei materiali e la comodità del consumatore.

Quanto alla sostenibilità, questi aspetti si affiancano a quelli relativi al territorio: con l’amministrazione locale di Albizzate si sta provvedendo a deviare il corso dell’alveo di un torrente, perché non metta a rischio i fabbricati circostanti. I dipendenti, in orario di lavoro, sono invitati a dedicare un po’ del proprio tempo alla manutenzione cittadina, per esempio nella ritinteggiatura delle cancellate delle scuole o in attività di pulizia del parco comunale. Qualche tempo fa è stata organizzata anche una gara di trail con pulitura finale dei rifiuti nel bosco. Questa sensibilità ambientale ha portato risultati anche in termini di innovazione del prodotto: “Abbiamo una linea che utilizza il 90% di materiali di origine naturale e in azienda usiamo solo energie rinnovabili, al 100%”, segnala Bertozzi. Che osserva come Vibram non abbia seguito una moda del momento: “Risale al 1994 la prima mescola ideata con l’utilizzo di materiale riciclato; siamo stati precursori, anche nell’attenzione allo smaltimento e ai consumi”. L’attenzione all’ambiente non riguarda solo gli slogan pubblicitari, chiaramente indirizzati a persone che, di base, apprezzano la natura, lo sport all’aria aperta e uno stile di vita outdoor, ma anche la concretezza della produzione: si può fornire un ottimo prodotto e generare profitto, pur garantendo la sostenibilità.

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Chiara Pazzaglia

Bolognese, giornalista dal 2012, Chiara Pazzaglia ha sempre fatto della scrittura un mestiere. Laureata in Filosofia con il massimo dei voti all’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Baccelliera presso l’Università San Tommaso D’Aquino di Roma, ha all’attivo numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui quello in Fundraising conseguito a Forlì e quello in Leadership femminile al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Corrispondente per Bologna del quotidiano Avvenire, ricopre il ruolo di addetta stampa presso le Acli provinciali di Bologna, ente di Terzo Settore in cui riveste anche incarichi associativi. Ha pubblicato due libri per la casa editrice Franco Angeli, sul tema delle migrazioni e della sociologia del lavoro. Collabora con diverse testate nazionali, per cui si occupa specialmente di economia, di welfare, di lavoro e di politica.

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