Reshoring, sostenibilità e innovazione

A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, la liberalizzazione dei mercati e lo sviluppo delle tecnologie (specialmente quelle dell’informazione e della comunicazione) hanno trasformato l’ambiente in cui le aziende competono. Il nuovo contesto ha favorito lo sviluppo di un modello di business internazionale – se non addirittura globale – che ha portato alla modifica della struttura delle Value chain, ossia l’insieme delle attività che un’organizzazione compie al fine di creare valore per i suoi clienti.

Dal punto di vista produttivo si è quindi assistito a un crescente ricorso all’offshoring, ovvero la scelta di molte aziende di delocalizzare le attività produttive in Paesi a basso costo del lavoro. Questa strategia – spesso accompagnata dal ricorso all’outsourcing – ha consentito alle imprese occidentali di ridurre i costi e incrementare i profitti.

Negli ultimi anni, però, studiosi e professionisti hanno evidenziato l’emergere di un fenomeno in controtendenza: il reshoring manifatturiero, per cui vengono rivalutate le precedenti decisioni di offshoring e si decide il ritorno della produzione nel Paese d’origine (Gray et al., 2013). Nonostante la tematica del reshoring abbia attirato una crescente attenzione da parte degli studiosi, a oggi risulta ancora fortemente trascurato il legame tra questo fenomeno e le decisioni relative alla sostenibilità e allo sviluppo sostenibile (Fratocchi e Di Stefano, 2019).

Come è noto, le attività di produzione influiscono sulle tre dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale (Sutherland et al., 2016). Considerando che la prima rappresenta sia un prerequisito sia un fine dell’orientamento verso quella ambientale e sociale, appare condivisibile la scelta di focalizzarsi sulle ultime due dimensioni citate quando si fa riferimento al concetto di sostenibilità.

Va da sé che decisioni riguardanti il luogo di produzione possono avere impatti enormi sulla sostenibilità di un’azienda. Allo stesso tempo essa può essere vista come un driver del fenomeno del reshoring, stante la crescente attenzione da parte delle aziende e – soprattutto – dei consumatori allo sviluppo sostenibile, nonché come una barriera, per esempio nel caso in cui regolamentazioni ambientali più stringenti impediscano alle aziende di rilocalizzare le attività produttive. Infine, la sostenibilità rappresenta un obiettivo che deve essere raggiunto con urgenza al fine di garantire alle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.

Al contempo, l’innovazione è stata riconosciuta – tanto dagli studiosi quanto dai policy maker – come un fattore chiave per la piena realizzazione di politiche e strategie basate sulla sostenibilità (Silvestre, 2015).

L’articolo è stato scritto da Albachiara Boffelli*, Luciano Fratocchi**, Matteo Kalchschmidt*, Chiara Lazzeri* e Ivonne Verga*
*Università degli studi di Bergamo – Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione
**Università degli studi dell’Aquila – Dipartimento di Ingegneria industriale e dell’informazione e di economia

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Dicembre di Sistemi&Impresa.
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innovazione, sostenibilità, reshoring

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