Supportare le imprese nella digitalizzazione: il ruolo chiave del Piano Transizione 4.0

Innovazione e tecnologia alla base dello sviluppo del Paese. Il Governo punta su ricerca, innovazione e formazione.

Il Governo, dalla prima versione del Piano Nazionale Industria 4.0 presentato a settembre del 2016, sta gestendo un percorso di politica industriale mirato ad adeguare il tessuto industriale italiano ai concetti e ai principi dell’Industria 4.0. In particolare, definendo e aggiornando i processi, gli assetti di governance, il quadro giuridico e regolatorio e gli strumenti di natura finanziaria (pubblici e privati), ha l’obiettivo di creare un contesto operativo nel quale le imprese possano investire, crescere, innovarsi seguendo il nuovo modello di Manifattura 4.0.

Nello specifico, il Governo, tramite la pubblicazione del Piano Transizione 4.0, ha scelto di portare aggiornamenti e sostanziali modifiche su alcune linee di intervento: ammodernamento del parco tecnologico, incentivazione delle attività di ricerca, sviluppo sperimentale e innovazione, e infine sull’aggiornamento e profonda rivisitazione delle competenze manageriali e dei modelli organizzativi aziendali. In questa maniera, infatti, si vuole incentivare il rafforzamento di un tessuto industriale basato sulla capacità di innovazione, su quella manageriale e su un’architettura produttiva e di risorse capace di facilitare l’integrazione tra soggetti diversi e fisicamente distanti con cui generare e acquisire dosi massicce di dati, che – se opportunamente gestiti – potranno divenire conoscenza utile al business. In questo modo, quindi, si è voluto fornire una continuità nel supportare il settore manifatturiero affinché possa essere in grado di formulare nuove strategie di mercato, nuovi prodotti, nuovi servizi con cui affrontare il forte clima di incertezza relativo ai volumi di vendita e la crescente differenziazione delle esigenze e delle aspettative dei consumatori.

Potenziare i processi produttivi

Per quanto riguarda il rinnovamento del parco tecnologico e quindi l’ammodernamento dei processi produttivi verso la digitalizzazione e l’interconnessione, fondamentale per creare un sistema produttivo autonomo e intelligente, il Governo italiano, ha scelto di agire sul potenziamento delle agevolazioni relative all’introduzione di beni strumentali non 4.0 (materiali e immateriali) nonché sull’introduzione di diverse novità in merito all’introduzione di beni materiali 4.0 e di software 4.0, inseriti rispettivamente nell’allegato A e B. In particolar modo il Piano Transizione 4.0 prevede alcuni punti che saranno discussi di seguito.

Beni strumentali non 4.0

Per beni strumentali (materiali e immateriali) non 4.0, il piano Transizione 4.0 propone un potenziamento dell’aliquota del credito di imposta dal 6% al 10%, con il massimale di due milioni di euro per i beni materiali e di un milione di euro per i beni immateriali. Inoltre, solo per l’anno 2021, il credito d’imposta aumenta al 15% per gli investimenti in beni e soluzioni in grado di abilitare forme di lavoro agile. Tale potenziamento, però, dura solo per una finestra temporale ben precisa: da novembre 2020 fino a dicembre 2021 e per gli ordini consegnati entro giugno 2022. Nel 2022 e fino al giugno 2023 l’aliquota torna al 6%.

Beni materiali e immateriali 4.0

Per i beni 4.0, è stata fatta una distinzione, tra i beni materiali (ovvero quelli inseriti nell’allegato A) e software 4.0 (ovvero quelli inseriti nell’allegato B). Per i primi e solo per il primo anno, l’aliquota del credito di imposta passa, per un importo totale compreso entro i 2,5 milioni di investimento, al 50%. L’aliquota relativa invece agli investimenti compresi tra i 2,5 e 10 milioni, sale dall’attuale 20% al 30%. Infine è stato inserito un ultimo scaglione per investimenti compresi tra 10 e 20 milioni con un’aliquota pari al 10%. L’anno successivo invece vede le prime due aliquote tornare ai livelli attuali (rispettivamente 40% e 20%), mentre, l’aliquota, per gli investimenti compresi tra 10 e 20 milioni, rimane invariata. Per i beni immateriali invece l’aliquota passa dal 15% al 20% e rimane invariata per tutto il periodo di applicazione del piano. È stato infine aumentato il budget agevolabile portando l’investimento massimo da 700mila euro a 1 milione di euro. È stato inoltre chiarito che l’accesso al beneficio dei beni compresi nell’allegato B è svincolato dall’acquisto dei beni compresi nell’allegato A.

Favorire il lavoro delle imprese

Per quanto riguarda la seconda linea di intervento, il Governo ha scelto di mantenere l’attenzione sulla domanda di attività di ricerca e sviluppo e su quella di attività di trasferimento tecnologico e di introdurre un’agevolazione per quelle imprese che si stanno sforzando per rinnovare i propri processi produttivi con particolare attenzione al tema della sostenibilità ambientale e a quello della digitalizzazione. In particolare, il piano presenta le caratteristiche che verranno illustrate di seguito.

Ricerca e sviluppo

Per le attività di Ricerca e sviluppo è stato potenziato sia il credito di imposta (si passa dal 12% al 20%) sia il limite massimo del beneficio che arriva a toccare i quattro milioni di euro; tali attività prevedono lavori sperimentali e teorici per l’acquisizione di nuove competenze in campo scientifico e tecnologico (Ricerca fondamentale), l’applicazione delle nuove conoscenze e creazione di modelli di prova o test (Ricerca industriale) o lavori, basati su conoscenze esistenti, svolti per acquisire informazioni tecniche per la realizzazione di nuovi prodotti o processi di produzione tramite la formulazione di ambienti prototipali (Sviluppo sperimentale).

Innovazione tecnologica, design e ideazione

Per le attività di Innovazione tecnologica, design e ideazione estetica il credito di imposta passa dal 6% al 10% con un aumento dell’ammontare massimo del beneficio da 1,5 a due milioni di euro. Tali attività prevedono lavori finalizzati alla realizzazione di prodotti o processi nuovi o significativamente migliorati rispetto a quelli già realizzati dall’impresa o lavori finalizzati a innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali.

Attività di transizione ecologica o innovazione digitale

Per le attività finalizzate al raggiungimento dei temi legati alla transizione ecologica o all’innovazione digitale 4.0 il credito di imposta passa dal 10% al 15% con un beneficio massimo pari a due milioni di euro. Tali attività hanno l’obiettivo di supportare la trasformazione dei processi aziendali secondo i principi dell’economia circolare o attraverso l’integrazione e l’interconnessione dei fattori, interni ed esterni all’azienda, rilevanti per la creazione di valore.

Incentivare le attività formative

L’ultima linea di intervento è invece focalizzata a incentivare le attività formative dedicate allo sviluppo di nuove competenze (attività di up-skilling) all’aggiornamento di quest’ultime (re-skilling) necessarie per gestire l’impatto della digitalizzazione sui processi. Il piano prevede lo stesso credito (50% per le piccole imprese, 40% per le medie, 30% per le grandi), ma un ampliamento dei costi agevolabili in quanto nel nuovo piano sono inclusi:

· le spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione;

· i costi di esercizio sostenuti dai formatori per erogare le attività di formazione come per esempio le spese di viaggio, i materiali e le forniture direttamente coinvolti nei progetti di formazione, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione. Sono escluse le spese di alloggio, a eccezione delle spese di alloggio minime necessarie per i partecipanti che sono lavoratori con disabilità;

· i costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione;

· le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e le spese generali indirette (spese amministrative, locazione, spese generali) per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Il piano così come è stato progettato potrà dunque rappresentare un’occasione per le aziende per rispondere alle nuove sfide del mercato globale.

L’articolo è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio di Sistemi&Impresa.
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Filippo Boschi

Responsabile progetti di innovazione e ricerca industriale del MADE, Competence center I4.0

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