Tecnologia al servizio del lavoro o umani schiavi dei robot?

In teoria il loro capo è un algoritmo. Sono le persone il cui lavoro è gestito con un’App: dagli autisti di Uber (e di UberEats) ai fattorini che in bicicletta consegnano i pasti per varie aziende come Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social food. Persone che si muovono sulla base delle indicazioni ricevute sullo smartphone. E definite, appunto, da un algoritmo. Il fenomeno fa parte della Gig economy, cioè un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.

Di garanzie in Italia si parlava da anni, e a settembre 2020 è stato siglato il primo contratto nazionale (ed europeo) dei rider. La loro associazione Assodelivery e il sindacato Ugl hanno raggiunto un’intesa per inquadrare i pony express che consegnano il cibo a domicilio: prevede vari accordi, ma la sostanza è che i fattorini restano lavoratori autonomi ed è riconosciuto un compenso orario minimo di 10 euro. Il dibattito scaturito dalla notizia tra politici, sindacati, esponenti delle varie categorie lavorative e giuristi si è fatto subito acceso.

Proprio due giuristi, Antonio Aloisi e Valerio De Stefano, ne parlano nel libro Il tuo capo è un algoritmo. Contro il lavoro disumano, edito da Laterza e disponibile dal 22 ottobre 2020. Il testo sottolinea come, a causa dell’automazione, degli algoritmi, delle piattaforme online e dello Smart working il mondo del lavoro stia vivendo una vera e propria rivoluzione. La paura diffusa è che crolli il numero degli occupati e che il lavoro umano venga riconosciuto e apprezzato sempre meno. Si teme la capacità di controllo dei software di Intelligenza Artificiale. Ma gli autori avvertono: non esistono tecnologie buone e tecnologie cattive; esistono usi distorti e usi consapevoli delle invenzioni e delle innovazioni.

Il lavoro alla prova del futuro

Quello che è certo è che la tecnologia cambia rapidamente e incide in profondità in tutti gli ambiti, con esiti spesso preoccupanti. Che cosa sta accadendo, quindi, alle professioni che non sono state spazzate via dalla tecnologia? Come ci si confronta con strumenti di sorveglianza dei lavoratori sempre più pervasivi? Quante possibilità ci sono che il modello della Gig economy si affermi come nuovo paradigma produttivo? Che cosa potranno fare le parti sociali e le forze politiche per mettere in campo protezioni efficaci? Il libro, analizzando la situazione attuale e facendo qualche previsione futura, prova a rispondere a queste domande.

Nel volume si legge, per esempio, che la qualità del lavoro presente e futuro dipende da come esso è concepito, contrattato e organizzato. La trasformazione digitale può essere infatti un alleato indispensabile, dalla fabbrica alla scrivania, dal magazzino all’ufficio, ma va messa alla prova sul terreno della convenienza sociale e politica e non solo su quello della convenienza economica. Questo libro, quindi, è uno strumento per orientarsi con coordinate precise sui nuovi scenari, sui rischi che corriamo e sulle scelte necessarie per affrontare il futuro.

gig economy, Antonio Aloisi, Valerio De Stefano, Il tuo capo è un algoritmo


Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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