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Chi si ferma (e non si forma) è perduto

Lavorare in una casa editrice che organizza eventi in tutta Italia, per un runner è una grande opportunità. Vuol dire avere l’occasione di allenarsi in diverse città che offrono percorsi variegati e spezzano la monotona routine dell’allenamento svolto sempre nello stesso ambiente. E si sa, la noia è la vera nemica della performance.

In particolare, con il roadshow Risorse umane e non umane (Runu) sto girando (e correndo) su e giù per l’Italia. Nel 2019 ci siamo concentrati nel Sud Italia, con eventi a Napoli, Bari, Pescara e Catania. Il 13 febbraio 2020 è ripartito il ciclo di convegni, facendo tappa a Genova. Ma a differenza del passato, nel capoluogo ligure non ho svolto il solito allenamento all’alba, saltando a piè pari l’occasione di correre nella città della Lanterna.

A farmi venire i sensi di colpa ci ha pensato il Generale Gianfranco Giuseppe Francescon, relatore della giornata, inserito in extremis in agenda a causa del forfait del rappresentante di Costa Crociere, impegnato a gestire l’emergenza coronavirus tra i passeggeri rimasti in quarantena su una nave al porto di Civitavecchia.

Nella mia attività di ricerca di informazioni sul Generale, mi sono imbattuto sul web in un’intervista di un suo ex allievo – laureatosi in appena un anno e 10 mesi! – che ha ricordato una battuta che Francescon è solito utilizzare durante le adunate. “In questo preciso momento, da qualche parte nel mondo qualcuno si sta allenando e tu no. Quando lo sfiderai, lui ti batterà. Quando starete perdendo tempo in cose inutili, ricordatevi di queste parole”, è il messaggio del militare che mi sono ‘giocato’ durante la moderazione della giornata, ‘spiattelandola’ alla platea, perché ben si conciliava con i temi di Runu. Ma che, contemporaneamente, mi ha ricordato l’occasione persa di correre a Genova.

Che la frase mi colpisse nel profondo non poteva essere altrimenti, perché chiedendo conferma direttamente al Generale se l’episodio raccontato dall’ex allievo fosse vero (Francescon ha confermato), il militare mi ha svelato che a pronunciare la frase “Somewhere, someone in the world is training when you are not. When you race him, he will win”, è stato Thomas J. Fleming, un runner statunitense, che in carriera ha vinto due volte la Maratona di New York (oltre alla Maratona di Cleveland e di Los Angeles). Così ho scoperto che anche il Generale è un runner e che, come tanti manager, si diverte a correre con il suo team, ritrovandosi a tener testa a soldati ben più giovani di lui, ma pure più lenti.

Non avevo bisogno di sapere che da qualche parte nel mondo ci fosse qualcuno più veloce di me. In realtà personalmente non mi serve andare lontano per averne la certezza: già tra chi corre sul Naviglio Grande conto numerosi runner ben più performanti di me. È probabile che si siano allenati (e si allenino) quando io mi rigiro nel letto per godermi gli ultimi momenti di sonno. Ma per chi pratica sport a livello agonistico-amatoriale è una situazione tollerabile; così non può essere nell’ambito lavorativo.

Facile il paragone con quelle aziende che vogliono rimanere arroccate sulle loro posizioni di leadership senza curarsi di quanto stia accadendo nel mondo. Per esempio nel caso di Kodak – classico case study da business school – i vertici aziendali hanno sottovalutato che c’era davvero qualcuno che si stesse ‘allenando’ mentre loro erano fermi. E quando è arrivato il momento della competizione, le conseguenze erano già scritte. Lo stesso vale per le persone convinte di non aver bisogno di aggiornare continuamente le loro competenze.

Questo principio è ancor più chiaro oggi che viviamo la Quadra rivoluzione industriale, nella quale non è più noto dove si annida lo sfidante di domani: il competitor non è più esclusivamente nello stesso settore merceologico e la globalizzazione gli permette di aver sede a migliaia di chilometri di distanza, magari in un garage… Per ogni azienda è una sfida del tutto nuova e non c’è più una bussola per orientarsi nel mare della digitalizzazione. Per le persone significa aggiornarsi (formarsi) in continuazione, per poter offrire il proprio contributo, ma pure per mantenere la propria employability. E per un runner vuol dire allenarsi anche quando si ha la voglia sotto le scarpe (da running) per avere qualche chance in più di migliorare il proprio personal best. A Genova ho perso un’occasione. Ma le parole del Generale non sono cadute nel vuoto.

corsa, employability, Thomas J. Fleming, Gianfranco Giuseppe Francescon, Runu


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Dario Colombo

Articolo a cura di

Giornalista professionista e specialista della comunicazione, da novembre 2015 Dario Colombo è Caporedattore della casa editrice ESTE ed è responsabile dei contenuti delle testate giornalistiche del gruppo. Da luglio 2020 è Direttore Responsabile di Parole di Management, quotidiano di cultura d'impresa. Ha maturato importanti esperienze in diversi ambiti, legati in particolare ai temi della digitalizzazione, welfare aziendale e benessere organizzativo. Su questi temi ha all’attivo la moderazione di numerosi eventi – tavole rotonde e convegni – nei quali ha gestito la partecipazione di accademici, manager d’azienda e player di mercato. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli ultimi anni di università presso un service editoriale che a tutt’oggi considera la sua ‘palestra giornalistica’. Dopo il praticantato giornalistico svolto nei quotidiani di Rcs, è stato redattore centrale presso il quotidiano online Lettera43.it. Tra le esperienze più recenti, ha lavorato nell’Ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato italiane, collaborando per la rivista Le Frecce. È laureato in Scienze Sociali e Scienze della Comunicazione con Master in Marketing e Comunicazione digitale e dal 2011 è Giornalista professionista.

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