È tempo di essere

Volendo fare un esercizio e ricercare le parole più significative che abbiamo letto nell’anno che chiude il secondo decennio del nuovo secolo, credo di averle sentite dal nostro Papa Francesco. Forse la persona che con più lucidità sta entrando nelle dinamiche del cambiamento della nostra epoca e che suggerisce chiavi di lettura e riflessioni che dovrebbero essere ascoltate, indipendentemente da ideologie, politiche e religiose.

Ci vuol coraggio a dire – come ha pronunciato lo scorso 21 dicembre in occasione del discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale – che ‘non siamo più nella cristianità, non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati’, ammettendo così l’esigenza di guardare con uno sguardo più inclusivo altre culture e altri popoli. Il discorso del Papa sviluppa un articolato ragionamento sul cambiamento che merita di essere approfondito.

Papa Francesco ci parla di ‘conversione antropologica’, per sottolineare come il cambiamento non debba essere vissuto come elemento esterno ma debba essere il risultato di un’evoluzione che ha l’uomo come epicentro. Non possiamo più permetterci di assorbire il cambiamento dall’esterno, non possiamo limitarci a occupare spazi, ma dobbiamo avviare processi, condurre ‘azioni che generano dinamiche nuove’.

Un cambio di paradigma, che sottende la responsabilità che ognuno di noi ha nell’esprimere generatività, in ogni azione umana. Per questo Papa Francesco parla di cambiamento d’epoca: perché il cambiamento è epocale e riguarda il modo di vivere, di relazionarci, di comunicare, di costruire conoscenza. Efficace il parallelismo con un nuovo abito: a cambiare deve essere chi lo indossa…

E poiché tutto ciò che cambia produce insicurezza, il Papa ci mette in guardia dall’atteggiamento della rigidità. ‘La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio’. Aggrapparsi ostinatamente alle cose per come erano, alle regole all’interno delle quali ci sentivamo a nostro agio, ad un mondo che non è più quello nel quale siamo cresciuti e ci siamo formati, è sintomo di scarsa intelligenza, questo ci sta dicendo il Papa.

Nell’epoca nella quale siamo immersi dobbiamo imparare nuove regole, anche per comunicare. E con una lucidità che impressiona, Francesco dice che ‘non si tratta più soltanto di usare strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri.

Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. In un mondo globalizzato, il Papa ci sta dicendo che i nuovi modi di comunicare vanno capiti, non soltanto usati, se non vogliamo abdicare al nostro ruolo di cittadini consapevoli. Non è più possibile relegare i processi di apprendimento alla fase iniziale della nostra vita. Dobbiamo essere pronti a una ‘conversione istituzionale e personale per passare da un lavoro a compartimenti stagni – che nei casi migliori aveva qualche coordinamento – a un lavoro intrinsecamente connesso, in sinergia’. Credo queste parole siano la più efficace rilettura della fine del Taylorismo che siano mai state pronunciate.

Servono altre mappe, altri paradigmi, servono altri pensieri. E serve anche un nuovo modello economico fondato sulla sostenibilità, che rifugga dall’inseguimento dei profitti a breve termine. L’economia deve tornare ad avere un approccio etico e ‘in un mondo dove aumentano i livelli di povertà su scala globale e prevale la disuguaglianza, è urgente puntare ad un sistema economico giusto, in grado di rispondere alle sfide più radicali che si trovano davanti l’umanità e il pianeta’, ha detto il Papa dinanzi ai membri del Consiglio per un Capitalismo Inclusivo guidato dal Cardinale Peter Turkson.

L’economia ha bisogno di nuove regole e la quadratura del bilancio non basta più: l’impresa, e l’imprenditore, devono riscoprire una missione sociale, tesa a produrre benessere per la comunità. La Responsabilità Sociale d’Impresa deve abbandonare vuote dichiarazioni di principio e passare ad azioni concrete, tese a ridurre le disuguaglianze.

Perché tutto questo accada bisognerà valorizzare le donne, ha detto nel primo messaggio del 2020. ‘È proprio della donna prendere a cuore la vita. La donna mostra che il senso del vivere non è continuare a produrre cose, ma prendere a cuore le cose che ci sono’.

Anche per questo l’impresa deve essere al servizio del bene comune, e gli imprenditori più illuminati se ne sono già accorti. In definitiva, dice Papa Francesco, ‘non si tratta di avere di più, ma essere di più’.

Un monito a ricondurre il nostro operare ad una dimensione di senso che esce dall’individualità per trovare una più compiuta realizzazione in una dimensione collettiva. John Donne scrisse che nessun uomo è un’isola. Ora il Papa ce lo ricorda. Buon Anno.

economia, sostenibilità, Papa Francesco, etica


Chiara Lupi

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

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