La green Madel e il profitto per tutti

Madel nasce nel 1977 come azienda di proprietà familiare. La vocazione green è da subito cifra caratterizzante. Nel tempo è rimasta tale, così come il legame con la realtà locale, pur essendo cresciuta anche al di fuori dei confini italiani. Negli ultimi 15 anni, ha più che raddoppiato il fatturato, assestandosi nel 2020 sui 104 milioni di euro (+12,5% rispetto al 2019).

L’area produttiva si estende per 86mila metri quadrati, di cui 60mila coperti e vi sono impiegate complessivamente più di 200 persone. Le 14 linee di produzione di ultima generazione sono altamente automatizzate e con un’elevata capacità produttiva (la velocità di produzione raggiunge la quantità di 300 pezzi al minuto), in grado di soddisfare tutte le richieste del mercato. Madel conta anche un moderno impianto di soffiaggio dei flaconi, gestito internamente e capace di produrre fino a 60 milioni di pezzi.

Il magazzino è tecnologicamente all’avanguardia: la gestione avviene tramite software Warehouse management system e radiofrequenza, impiegando 17 laser guided vehicol, robot di ultima generazione per la movimentazione dei carichi. Inoltre l’impresa investe ogni anno in innovazione: la dimostrazione è la nuova linea installata per la produzione delle sempre più richieste ecoricariche, un formato lanciato, primi tra tutti, nel 2014.

Il fotovoltaico è la chiave dell’autosostenibilità

La chiave del successo, secondo Mattia Testa, Direttore Tecnico di Madel, è da ricercarsi proprio nell’attenzione all’ambiente; ma non si tratta di un semplice ossequio alla cultura mainstream del momento, piuttosto è uno stile che ha sempre contraddistinto l’azienda, sin dalle origini.

Un’attenzione che parte dal territorio, prosegue nelle tecnologie utilizzate e nel prodotto finale e termina nella gestione degli scarti industriali. Il marchio di punta (Winni’s) ha fatto dell’ecologia la sua principale caratteristica, ma tutta l’azienda è impostata in ottica green. L’impianto produttivo, lo smaltimento degli scarti e parte del packaging sono infatti comuni a tutti i prodotti; l’unica differenza è che la linea ecologica di Winni’s non contiene elementi chimici aggressivi all’interno, pur non cambiando le tecnologie impiegate.

“Winni’s ha avuto tanto successo perché non è una strategia di marketing, ma un prodotto vero e tangibile, che rispecchia una filosofia”, commenta Testa, spiegando i motivi della brillante escalation del fatturato aziendale. Sin da subito, sono stati fatti importanti investimenti sulla tecnologia impiegata, per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Negli Anni 60 era quasi un unicum in Italia: la sensibilità diffusa verso i temi della sostenibilità era lungi a venire, eppure, i primi utili di Madel furono subito impiegati nel fotovoltaico, nelle fonti rinnovabili, nell’ottica del risparmio energetico.

Non è solo il prodotto finale, dunque, a essere ecosostenibile, ma tutto il sistema, a partire da quello produttivo: oggi la fabbrica è diventata totalmente autosostenibile. Produce esattamente tanta energia quanta ne consuma. La struttura è dotata di un impianto fotovoltaico di 2.6 megawatt e di un cogeneratore di ultima generazione, che permette di vendere di giorno l’energia che poi è costretta a comprare di notte, pareggiando il bilancio energetico.

Si tratta di un motore che migliora l’efficienza di tutto lo stabilimento, recuperando anche l’energia termica prodotta per scaldare l’acqua necessaria ai processi dell’azienda. La produzione combinata di energia elettrica e termica vicino a dove questa viene consumata consente di ridurre di circa 1.000 tonnellate annue le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. L’ottimizzazione delle risorse energetiche, inoltre, diminuisce i costi di produzione, rendendo l’azienda maggiormente competitiva sia sul mercato italiano sia su quello estero.

Nello stabilimento, poi, si recupera l’aria calda generata dai processi produttivi che, invece di essere dispersa nell’ambiente, è utilizzata per riscaldare l’officina di produzione e i magazzini. Tutta l’energia che entra in fabbrica, insomma, proviene da fonti certificate: anche quella piccola parte acquistata esternamente è pulita al 100% e certificata dal marchio bECO – Absolutely Pure, che ne garantisce la provenienza, ovvero esclusivamente da fonti rinnovabili, nello specifico idroelettriche e oceaniche.

Dalla fornitura allo scarto: valutazioni rispetto all’impatto ambientale

Da un anno e mezzo, poi, lo stabilimento si è dotato di un depuratore delle acque, che riversa nel sistema fognario un liquido meno inquinato di quello che risulta da un semplice consumo domestico. L’impianto di filtraggio, inoltre, garantisce un corretto recupero di tutti gli scarti. Anche i semilavorati acquistati all’esterno sono selezionati sulla base del loro impatto ambientale: l’attenzione è anche per i fornitori. Persino il rivestimento dei pallet è prodotto di riciclo.

Partendo dalla struttura stessa dello stabilimento, la filosofia green si esprime già dai materiali edili utilizzati. Le nuove palazzine amministrative sono tutte in vetro e alluminio, materiali a basso impatto. “I titolari hanno una mente green: se chi produce presidi a base chimica non si pone il problema, il futuro è nero”, osserva Testa, che ricorda gli inizi difficili di Winni’s, una vera scommessa ante litteram.

La sfida è stata prima di tutto di tipo culturale: oggi conosciamo bene i Fridays for future – gli scioperi scolastici del venerdì per sensibilizzare il mondo sull’attenzione al clima, lanciati dal movimento diventato noto con la giovane svedese Greta Thunberg – ma negli Anni 70 si adottavano liberamente comportamenti che oggi sarebbero inammissibili. Si può dire che l’azienda ha fatto la sua parte anche in termini divulgativi e di sensibilizzazione verso il problema dell’inquinamento, vincendo la propria scommessa. Lo stabilimento è costantemente monitorato in termini di impatto ambientale e i risultati degli ultimi anni sono stati straordinari. Sono stati scelti fornitori vicini proprio per ridurre al minimo le conseguenze del trasporto su gomma dei materiali. All’interno dell’azienda è inoltre stato aperto un reparto di soffiaggio, che copre il 70% del fabbisogno di flaconi. Il risparmio non è solo economico, ma si traduce in 50 milioni di flaconi che non girano più su strada.

Lo stabilimento ha conquistato anche diverse certificazioni, su tutte la Life cycle assessment, che permette di valutare consumi e impatto ambientale in base a vari parametri, non solo quello dell’anidride carbonica su tutto il ciclo di vita del prodotto. I numeri parlano da soli: negli ultimi 10 anni, grazie al risparmio energetico e alla sostituzione dei flaconi con buste ecoformato, le attività green dell’azienda hanno permesso di risparmiare 11.489 tonnellate di Pet equivalente, pari a quasi 300 milioni di bottiglie d’acqua da mezzo litro vuote; 207 milioni di litri di acqua, corrispondenti al fabbisogno annuo di oltre 2.500 persone; 109 milioni di kWh di energia, equivalenti al consumo di energia annua di una città italiana di circa 78mila abitanti (una dimensione paragonabile a Varese); 10 milioni di litri di petrolio equivalenti, da cui si possono ricavare 4,6 milioni di litri di benzina che permetterebbero a una Fiat 500 di effettuare quasi 2mila volte il giro del mondo o di andare 203 volte avanti e indietro dalla terra alla luna; 43mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica, equivalenti a quella smaltita da tutti gli alberi di Milano in quattro anni.

Gli investimenti tecnologici, fulcro della sfida green

Tutto questo genera un forte engagement anche nel personale, che riconosce il valore di ciò che viene fatto per l’ambiente da Madel. Nessun dettaglio viene trascurato: dall’utilizzo di plastica riciclata per gli imballaggi fino all’illuminazione dello stabilimento, di sole lampade a led, ogni giorno la sfida è quella di trovare nuove soluzioni che impattino sempre meno sull’ambiente, cui spesso partecipano anche i dipendenti. Gli investimenti realizzati restano il fulcro della filosofia aziendale: nel 2020 hanno infatti rappresentato circa il 6,5% del fatturato. Negli ultimi cinque anni l’azienda ha inoltre sempre investito ogni anno una percentuale tra il 6 e il 7% dell’intero fatturato, cifra confermata anche per il 2021. In corso c’è un progetto relativo a un automatismo in fase di produzione del semilavorato, che permette di risparmiare il 50% delle acque di lavaggio.

Sono investimenti importanti a livello tecnologico: nel 2010-2011 Madel aveva già completamente automatizzato il magazzino e acquistato i veicoli a guida autonoma. Aspetto fondamentale di questa forte tecnologizzazione dei processi è il fatto che non abbia inciso negativamente in termini di occupazione, ma lo ha fatto positivamente sull’impatto ambientale. Infatti, non sono andati persi posti di lavoro: semplicemente, i dipendenti hanno lentamente abbandonato il lavoro fisico più faticoso, per essere adibiti a mansioni a più alta qualificazione. Anzi: nel 2020, in piena crisi pandemica, l’azienda ha effettuato sei nuove assunzioni, premiando gli sforzi di tutti con un bonus in busta paga. Il fatturato pro capite è oggi molto alto e ripaga dei forti investimenti fatti.

Risparmiare energia fa risparmiare anche tasse

Questo sforzo in ottica green comincia a essere riconosciuto anche a livello istituzionale. La “Plastic tax”, che ha così fortemente colpito i bilanci di molte aziende, ha invece portato benefici fiscali a chi, potendolo fare, si è dimostrato virtuoso nei consumi. Allo stesso tempo, Madel ha vinto anche premi nazionali ed europei proprio per la tecnologia impiegata: è così avanzata che diverse multinazionali hanno visitato la sede per prenderla a modello. È successo, per esempio, per le buste ecoformato in plastica monomateriale completamente riciclabile, che permettono un risparmio fino all’84% di plastica rispetto a un flacone di pari formato: hanno ottenuto un importante riconoscimento.

“Negli ultimi anni, la nostra filosofia perseguita sin dalle origini si è diffusa, è diventata sempre più sentita e apprezzata a livello globale”, osserva Testa. Gli investimenti fatti in termini di innovazione, sostenibilità, ricerca e sviluppo sono stati riconosciuti nel loro valore e hanno ottenuto ricadute significative anche in termini di fatturato. Nonostante questo, non sono un punto di arrivo, ma di partenza verso una costante ricerca del massimo risultato in ottica di rispetto dell’ambiente, pur mantenendo elevata la qualità, l’efficacia e l’innovazione dei prodotti stessi: 10 anni fa il marchio Winni’s valeva il 5% del fatturato, oggi il 60%. Anche se, come abbiamo visto, la tecnologia green è usata per tutti i brand, anche quelli per cui non emerge appieno la filosofia aziendale. Ecco perché, dice Testa, “continueremo a investire in tecnologia, per ridurre sempre di più l’impatto ambientale non solo dei prodotti, ma di tutte le fasi del processo, dando il nostro contributo per creare un mondo migliore”.

L’articolo è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio 2021 di Sistemi&Impresa.
Per informazioni sull’acquisto scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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Chiara Pazzaglia

Bolognese, giornalista dal 2012, Chiara Pazzaglia ha sempre fatto della scrittura un mestiere. Laureata in Filosofia con il massimo dei voti all’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Baccelliera presso l’Università San Tommaso D’Aquino di Roma, ha all’attivo numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui quello in Fundraising conseguito a Forlì e quello in Leadership femminile al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Corrispondente per Bologna del quotidiano Avvenire, ricopre il ruolo di addetta stampa presso le Acli provinciali di Bologna, ente di Terzo Settore in cui riveste anche incarichi associativi. Ha pubblicato due libri per la casa editrice Franco Angeli, sul tema delle migrazioni e della sociologia del lavoro. Collabora con diverse testate nazionali, per cui si occupa specialmente di economia, di welfare, di lavoro e di politica.

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