Smart working

La lezione del lavoro ibrido: in ufficio un solo giorno

La pandemia, come è noto, ha dato una forte accelerata al lavoro ibrido, un modello di lavoro attualmente in fase di consolidamento, che richiede un approccio molto più duttile rispetto alle logiche tradizionali, ma che, in particolare, è in grado di prendere in considerazione le specificità delle singole aziende e le necessità dei lavoratori. A sottolineare questi aspetti è un approfondimento della Bbc, che ha tracciato un primo bilancio dei principali risvolti legati all’introduzione in azienda del mix tra Smart working e lavoro in presenza.

Un primo punto riguarda l’equilibrio tra lavoro in ufficio e da casa. Da questo punto di vista è emerso come, in generale, gli schemi che prevedono tre giorni in presenza e altri due da remoto (o viceversa) non siano i più apprezzati dai lavoratori: alcuni vorrebbero, infatti, che il lavoro da casa fosse la norma, mentre altri starebbero addirittura pensando di lasciare le aziende che impongono il ritorno agli spazi aziendali. Insomma questa combinazione potrebbe non essere la via migliore da seguire. A confermarlo è stata anche una ricerca della Harvard Business School di aprile 2022, secondo cui la soluzione più efficace sarebbe, invece, ridurre la presenza in ufficio a un solo giorno.

Soddisfare le nuove necessità dei lavoratori

Un altro aspetto da considerare è poi il fatto che ogni azienda declina a modo suo il tema dello Smart working, con modelli organizzativi non standardizzati. Una questione che, di per sé non rappresenta qualcosa di negativo, come ha sottolineato una ricerca realizzata da McKinsey a giugno 2022. Secondo i dati raccolti questa maggiore libertà nelle scelte permetterebbe, per esempio, di andare incontro alle necessità delle donne, che tendono a chiedere maggiormente il lavoro da remoto rispetto agli uomini: rispettivamente 3,1 giorni a settimana contro 2,9.

Altri nodi centrali sono, inoltre, il differente impatto emotivo dello Smart working sulle singole persone e le criticità nel realizzare un piano di lavoro ibrido completamente inclusivo. A titolo di esempio si può citare, la necessità dei giovani impiegati senza figli di avere una continua interazione con i responsabili, ma anche quella dei lavoratori più poveri che invece traggono beneficio dal ritorno alla loro scrivania.

I luoghi di lavoro si rimodellano per le attività condivise

Un tema da non trascurare è poi quello dell’evoluzione dell’ufficio, diventato un ambiente al servizio delle logiche del lavoro ibrido. A riprova di ciò, già nella prima fase della pandemia gli esperti avevano ipotizzato la necessità di un ripensamento della struttura dei luoghi di lavoro, trend che poi si è verificato puntualmente. Diverse aziende hanno infatti introdotto spazi pensati per il lavoro in team e aree collaborative in cui favorire l’interazione tramite videochiamate e presentazioni online.

Infine l’ultima lezione in tema di lavoro ibrido è l’assenza di regole predefinite e la necessità di affrontare questi argomenti senza compiere facili generalizzazioni. Perché ogni azienda fa a modo suo, imparando dagli errori e rimodulando la rotta per affrontare in modo efficace le sfide di un modello di lavoro su cui abbiamo ancora molto da imparare.

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