La protezione cyber è la sfida del futuro

Acronis propone di passare all’acronimo ‘Sapas’: Safety, Accessibility, Privacy, Authenticity, Security.

Nel mondo che si sta rapidamente digitalizzando nessun business è protetto contro i rischi cyber, sempre più sofisticati e automatizzati. E la pandemia di Covid-19, che ha costretto molte aziende allo Smart working, ha fatto solo da catalizzatore ai processi già in atto. Lo ha spiegato Serguei Beloussov, CEO di Acronis, intervenendo all’evento Acronis Global Cyber Summit 2020, kermesse che dal 19 al 21 ottobre 2020 ha riunito alcuni tra i massimi esperti della protezione cyber. Che il tema sia di attualità lo dimostra il numero record di partecipanti registratisi in tutto il mondo all’evento, il quale per la prima volta si è svolto online. Sono stati più di 9mila, rispetto a circa 1.000 della prima edizione del summit nel 2019.

La protezione cyber è il prossimo step per una storia imprenditoriale di successo di un Managed service provider (MSP), servizio esterno che fornisce servizi IT alle aziende, ritiene Beloussov. Piccoli e medi fornitori di MSP sono l’audience principale di Acronis, che vanta 50mila partner in 150 Paesi. “La sicurezza è un must per ogni individuo e ogni cliente e se c’è un problema con la sicurezza, a risponderne è proprio l’azienda di MSP”, ha spiegato il CEO di Acronis. “Il problema principale, spesso sottovalutato, non viene dall’esterno, ma da azioni accidentali del personale interno”, ha aggiunto Beloussov.

La dimensione aziendale non è una variabile legata all’immunità cyber. A dimostrarlo sono alcuni casi di attacchi informatici che sono balzati recentemente agli onori della cronaca. Per rimanere in Italia, a maggio 2020 è stato colpito l’ospedale San Raffaele di Milano, dove sono stati rubati dati personali di pazienti e medici e sono trascorsi più di due giorni prima che il problema di sicurezza fosse scoperto. In un caso ancora più recente, ottobre 2020, una nota azienda tedesca di fornitura software è stata ricattata da una banda di criminali informatici che ha utilizzato il virus Clop ransomware per richiedere 20 milioni di dollari e ha diffuso dati confidenziali come passaporti, indirizzi email e informazioni finanziarie del personale.

Nuovi rischi da pandemia

Secondo le stime di Acronis, sette aziende su 10 non sono pronte per un attacco cyber. La loro principale vulnerabilità, secondo il CEO della compagnia, sta nel fatto che utilizzano tanti strumenti di cyber sicurezza. In base ai dati dell’Enterprise Strategy Group (ESG), il 78% delle grandi organizzazioni usa più di 50 tool differenti. Beloussov ritiene che le soluzioni non saldamente integrate falliscano; per questo, la sua azienda ha elaborato un prodotto che agisce come unica soluzione integrata e autonoma di protezione cyber, secondo le parole dell’Amministratore Delegato dell’azienda.

L’obiettivo è quella di proteggere tutti i dati, applicazioni e sistemi e si riassume nell’acronimo Sapas: Safety (nessun dato si perde e tutto può essere ripristinato), Accessibility (si può accedere ai dati da qualunque luogo in qualunque momento), Privacy (controllo sulla visibilità e l’accesso ai dati), Authenticity (la copia è una riproduzione precisa dell’originale) e Security (protezione contro potenziali minacce). In questo modo la soluzione riunisce diverse funzioni richieste dai MSP, come protezione antivirus, backup e ripristino dei dati.

La proposta di Acronis è stata lanciata a maggio 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria ed è stata una risposta alle nuove esigenze dettate dalla pandemia, in particolare la necessità di rendere più sicuro il lavoro da remoto. Le aziende in Smart working ricorrono ampiamente agli strumenti come piattaforme di videoconferenze, ma non sempre questi tool hanno nella sicurezza il loro punto forte e quindi necessitano di adeguata protezione. Durante il lockdown, per esempio, sono stati numerosi i malware legati al Covid-19 che hanno danneggiato varie organizzazioni.

C’è un costante incremento del 20-30% del numero degli attacchi”, ha spiegato Beloussov. “Il fenomeno è legato al fatto che il 5-10% dell’economia globale è generato da fonti criminali, ma al momento solo il 10% di questo segmento è legato alla criminalità cyber”. La pandemia e altri problemi geopolitici, che rendono il mondo più diviso e il futuro più incerto, hanno fatto sì che una grande percentuale dell’industria criminale si sia spostata nello spazio informatico.

“La pandemia ha solo accelerato questo processo e dopo la situazione non migliorerà”, ha previsto il CEO di Acronis. Quindi, possiamo dire che la protezione cyber è il nostro futuro o, come scherza Beloussov, “il futuro è la protezione cyber”. E, come con la pandemia, la protezione non riguarda noi stessi, ma soprattutto la comunità in cui viviamo.

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Anna Lesnevskaya

Giornalista professionista dal 2015, da sette anni collabora con varie testate sui temi legati alla Russia e all’Europa dell’Est. Dal 2013 scrive sulle tematiche ebraiche per i canali di comunicazione della Comunità ebraica di Milano. Nel 2016 ha avuto una parentesi giornalistica in Francia come stagista presso il settimanale La Vie del gruppo Le Monde e nel 2015 ha fatto parte del team dell’ufficio stampa del Media Centre di Expo Milano. Nel 2014 ha scritto anche per Lettera43.it. È stata allieva della Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università Statale di Milano (biennio 2012-14). Prima di trasferirsi in Italia, si è laureata in Lingua italiana e Letterature Europee presso l'Università Statale di Mosca M.V. Lomonosov nel 2011.

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