L’innovazione declinata al territorio per progettare la ricostruzione

Alla crisi sanitaria causata dal Covid-19 è subentrata quella economica. L’Italia, seconda manifattura d’Europa, si sta paralizzando. Da più parti si invoca un piano di ripartenza per la manifattura, e per progettare la ricostruzione sarà importante allineare l’innovazione del nostro tessuto produttivo. Questo vuol dire che le PMI e le grandi aziende dovranno parlare lo stesso linguaggio tecnologico.

A poche settimane dalla ripresa dell’attività, alcune aziende del territorio lecchese hanno raccontato le loro esperienze degli ultimi mesi durante la tappa di Lecco di FabbricaFuturo, il progetto multicanale della casa editrice ESTE, promosso dalla rivista Sistemi&Impresa e di cui Parole di Management è Media Partner.

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Innovazione e test a tappeto per riaprire in sicurezza

Uno dei primi temi emersi è stato quello dell’innovazione. Lo ha sollevato Roberto Bova, Operation Manager di Rodacciai, specializzata nella produzione di acciai per ogni utilizzo industriale. Per Bova, innovare significa rinnovare i processi, i presidi e le regole. Caratteristiche che in Rodacciai sono state mantenute anche durante il lockdown.

“Quando il virus è arrivato in Italia, l’azienda ha adottato da subito un protocollo Covid per prevenire e contrastare la diffusione del contagio, instaurando un comitato apposito e adottando le misure di sicurezza previste”, ha raccontato Bova. “Dove possibile, per esempio per il settore commerciale, abbiamo applicato lo Smart working. Negli altri casi, abbiamo modificato gli orari di lavoro e la gestione degli spazi comuni”, ha continuato.

Dal 4 maggio 2020, invece, con i primi allentamenti di restrizioni, l’azienda ha iniziato a eseguire test sierologici a tappeto per i 1.300 dipendenti e nelle 20 filiali di distribuzione. In un mese sono stati effettuati oltre 700 test, per garantire la ripresa in pieno e in sicurezza.

Attualmente, Rodacciai si sta muovendo verso l’innovazione dei processi, come il tracciamento dei materiali dall’ingresso alla fine della produzione. “Mappiamo tramite wifi tutto il materiale produttivo su 85mila metri quadri di superficie, e lo controlliamo tramite tablet che scannerizzano il QR code presente su ogni pezzo”.

L’innovazione nel settore manifatturiero è strettamente legata alla formazione, necessaria a creare competenze trasversali tra i lavoratori e operare in un contesto di continuo cambiamento. Bova ha sottolineato l’importanza della formazione anche in Rodacciai, che ha al suo interno da dieci anni un’Academy per i neoassunti, focalizzata sul territorio. Negli ultimi mesi, le lezioni dell’Academy si sono trasferite dall’aula al formato digitale.

Aggiornare le aziende partendo da una conoscenza reale del business

Produrre, manutenere e supportare sono quindi i tre capisaldi di un percorso di evoluzione all’interno di un contesto produttivo dove, grazie alla trasformazione digitale, i processi vengono costantemente ottimizzati. All’interno del percorso, l’intelligenza artificiale può essere utile in molteplici attività, tra cui quella di forecasting e previsione della domanda, come è emerso dall’esperienza di Maurizio Meraviglia, Direttore Operativo Fratelli Rotta, azienda italiana specializzata nel taglio e nella distribuzione di cartoncino in formato speciale.

“Il progetto, che abbiamo iniziato con il Politecnico di Milano, ha due obiettivi: la previsione degli ordini e l’ottimizzazione del magazzino tramite l’intelligenza artificiale”, ha chiarito Meraviglia. I clienti, infatti, chiedono operativamente di non avere un magazzino e di ridurre gli scarti nel processo produttivo. “Attualmente, rispondiamo arrivando sul mercato in poco tempo, perché dall’ordine alla consegna del materiale non facciamo passare più di tre giorni. L’azienda ci riesce avendo circa 20mila tonnellate di prodotti per rispondere alle richieste, di cui l’80% di materie prime”.

Diventa fondamentale quindi per l’azienda prevedere meglio la domanda in modo da ridurre il livello di stock, mantenendo il livello di servizio e minimizzando scarti e costi. I dati a disposizione delle nuove tecnologie, però, erano troppo pochi: comprendevano lo storico delle vendite dei prodotti finiti e un set predefinito di bobine.

La previsione degli ordini poteva essere effettuata sui codici prodotto del venduto, ma non sulle bobine da tenere a magazzino. La soluzione applicata è stata il clustering dei dati, cioè un’analisi dei dati, tramite intelligenza artificiale, basata sul raggruppamento di elementi omogenei: ad ogni prodotto finito è stata assegnata una specifica bobina disponibile a magazzino.

“In questo modo abbiamo ottenuto previsioni vicinissime a quelle reali e abbiamo visto un miglioramento delle performance intorno al 10%”, ha dichiarato Meraviglia, che ha aggiunto: “con questo esempio abbiamo dimostrato che fare innovazione non significa stravolgere un’azienda, ma conoscere il suo business e inserire progetti mirati per ottenere risultati”.

Resilienza e team working per superare la crisi

Di trasformazione digitale ha parlato anche Jody Brugola, Presidente di Brugola OEB SpA, riferendosi sia all’utilizzo del sistema SAP nei suoi impianti sia agli operai del domani: “L’operaio del futuro è un lavoratore che ha che fare con la macchina e con sistemi di controllo avanzati, robot. Deve conoscere le parti tecnologiche e meccaniche del macchinario che utilizza”. Negli ultimi sette anni sono stati fatti molti investimenti, e a inizio marzo 2020, prima del lockdown, Brugola registrava una crescita del 20%.

L’asimmetria delle chiusure nelle filiere europee ha poi messo in crisi il nostro sistema economico, e si dovranno ripensare i modelli organizzativi delle catene di fornitura. “A marzo 2020 abbiamo ridotto i turni di lavoro, sanificato il più possibile e ci siamo procurati le mascherine”, ha raccontato Brugola.

“Nonostante la paura e due casi di Covid, c’è stata un’adesione di più del 70% dei lavoratori. Nei momenti di crisi il lavoro di squadra è fondamentale, come avevamo imparato già il 28 luglio 2017, quando c’è stato un incendio in azienda. In quel momento ci siamo uniti molto e abbiamo ricominciato lentamente la produzione. Eravamo già strutturati a livello di risorse umane per rispondere alle crisi”.

L’azienda applicava lo Smart working già prima della chiusura per il lockdown e sta continuando: “Si sta rivelando molto utile per concepire un nuovo modo di lavorare, senza dimenticare però che abbiamo più del 70% di classe operaia che deve essere presente”, ha sottolineato Brugola.

I dipendenti hanno, tra l’altro, una media di 42 anni, e chi ha usufruito dell’opzione Smart working ha accolto positivamente il cambiamento. I giovani assunti si formano all’interno dell’azienda, perché secondo Brugola è difficile oggi trovare persone del mestiere, con manualità. Oltre le competenze, l’azienda richiede spirito d’iniziativa e “voglia di sporcarsi le mani”. Un problema attuale che ha sollevato l’imprenditore è la carenza di maestri che sappiano insegnare, cioè la scarsità di chi vuole trasferire competenze e conoscenze una volta andato in pensione. “Da una parte i giovani dovrebbero avere l’umiltà di ascoltare, dall’altra i maestri dovrebbero trovare la voglia di raccontare”, ha suggerito.

Per l’imprenditore, fare previsioni sul futuro del mercato di riferimento è complicato, ma si aspetta una ripresa negli Stati Uniti a settembre 2020. “Per quanto riguarda l’Europa, dipenderà molto dall’operato dei governi e soprattutto dai consumatori, ma quest’anno è molto probabile che vedremo una decrescita tra il 20 e il 25%”.

FabbricaFuturo, innovazione, ripartenza


Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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