Piccante, ma non troppo

Ricorderemo questa estate come la più surreale della politica italiana. I nostri politici, fedeli osservanti della pausa estiva e sempre rispettosi della chiusura delle Camere, ci hanno sorpresi con un attivismo al quale non eravamo preparati. Abituati alle letture leggere sotto l’ombrellone ci siamo ritrovati a seguire una cronaca politica folle con l’impressione, suffragata dall’evidenza dei fatti, che i nostri rappresentanti fossero tutti vittima di un’insolazione. L’iconografia agostana è degna di un teatro dell’assurdo: succursali del Viminale in spiaggia, improbabili conferenze stampa in riva al mare, annunci di ribaltoni, poi confermati, via Twitter, escursioni in moto d’acqua che costringeranno i magistrati ad aprire inchieste… I nostri politicanti, uomini, non si sono fatti mancare nulla. Il mio pensiero è che se si fossero dedicati ad un sereno periodo di riposo ne avremmo beneficiato tutti, quantomeno ci sarebbero state risparmiate scene incresciose, dove il politico ostenta atteggiamenti da ‘uno di noi’ mentre io insisto nel dire che chi mi rappresenta non deve essere uno come me, ma straordinariamente migliore di me, un faro, una guida.

Poi, noi chi? Provate a immaginare per un momento se il Ministro dell’Interno fosse stata una donna e avesse intonato seminuda l’inno di Mameli brandendo un Mojito. Sarebbe stata destituita all’istante da qualcuno autoinvestito dei pieni poteri. In queste ore, nelle quali si sta lavorando alla formazione di un nuovo governo, frutto di un’improbabile alleanza, l’iconografia dell’estate più pazza del mondo è prodiga di immagini che sembrano non tenere conto dell’evidenza che un po’ più di equilibrio di genere in politica, come in azienda, sarebbe salutare.

Immagini che non sono figlie del nostro tempo, o forse drammaticamente si, arrivano dal G7 di Biarritz, dove una sola donna siede al tavolo dei grandi mentre le first lady fanno shopping o raccolgono il famoso peperoncino di Espelette, come le ha ritratte la foto pubblicata sul Corriere della Sera lo scorso 26 agosto. E qui la responsabilità è anche loro, perché avrebbero potuto organizzare un tavolo in tinello mentre i potenti stavano in sala da pranzo, per dire, e dettare anche loro un’agenda parallela. Quantomeno, evitare l’iconografia della first lady in tenuta da shopping con foto ricordo sarebbe stato un primo passo. E invece no, l’estate sta finendo e del divario salariale, delle politiche per incentivare la maternità, sostenere l’infanzia e progettare ecosistemi più sostenibili sembra non occuparsi nessuno. La sensazione è che anche in politica si concretizzi sempre più spesso il famoso principio di Peter, che aveva teorizzato come in una gerarchia ogni dipendente tenda a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza. Difficile smentire il paradosso dello psicologo canadese, ma questo dovrebbe dare speranza a uomini, e donne, di buona volontà.

Per tornare alle questioni femminili, la denuncia cronica è che ci mancano i modelli, nelle aziende e nella vita. Allora, visto che nel nostro Paese le speranze di avere una donna a capo del Governo, o al Quirinale, durano lo spazio di un mattino, cerchiamo di guardare altrove, al Parlamento Europeo, finché c’è, dove ora siede Ursula von der Leyen, madre di 7 figli, e alla BCE, dove il 31 ottobre Chistine Lagarde prenderà il posto di Mario Draghi. Il surreale affresco di un’estate che ha ormai lasciato posto ai primi temporali di fine agosto ci possiamo augurare venga presto offuscato da un’iconografia più composta. Perché la forma, bene non dimenticarlo, è sostanza.

 

welfare, maternità, Gender pay gap, sostenibilità


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Chiara Lupi

Articolo a cura di

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

Chiara Lupi


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