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Agilità a singhiozzo in Italia, flessibilità per tutti nel Regno Unito

La pandemia da Covid-19 ha riscritto la normalità delle abitudini lavorative e ha permesso alla quasi totalità delle persone di sperimentare lo Smart e Remote working. Se in alcuni contesti la tendenza sta spingendo verso un ritorno ai paradigmi tradizionali (per esempio nella Pubblica amministrazione) in altri le modalità di lavoro alternativo hanno attecchito maggiormente e stanno diventando parte integrante dei modelli organizzativi di molte realtà aziendali (è il caso delle imprese IT, già per natura orientate all’utilizzo di piattaforme). Se in Italia le forme contrattuali flessibili sono legate a casistiche eccezionali e temporanee (lo Smart working è stato prolungato fino a fine dicembre 2022 per i lavoratori fragili e i genitori di Under 14), in altri Paesi la flessibilità è stata sdoganata o lo sarà a breve. Uno di questi è il Regno Unito.

Secondo quanto segnalato dai quotidiani The Guardian e Financial Times, il Governo britannico guidato da Rishi Sunak sta valutando di rendere il lavoro flessibile un diritto per tutti. Attualmente, infatti, i lavoratori del Regno Unito possono fare richiesta di flessibilità solo dopo aver trascorso almeno 26 settimane presso un’azienda e, inoltre, il datore di lavoro ha ampio margine di contrattazione e soprattutto può respingere le richieste del personale. Secondo uno studio del portale Statista, oltre 9,5 milioni di lavoratori britannici (il 14% della popolazione) sono assunti tramite contratti di flexible working e, per questo motivo, i principali sindacati del Paese stanno spingendo per ampliare i diritti in questa direzione.

Verso una nuova gestione dell’equilibrio vita-lavoro

Se la proposta del Governo britannico dovesse concretizzarsi, milioni di persone potrebbero quindi negoziare ogni nuovo contratto forti del nuovo diritto. Nonostante l’apertura dell’Esecutivo, Frances O’Grady, Segretario Generale del Congresso dei Sindacati, non si è detto del tutto soddisfatto: “La proposta rappresenta un passo avanti nella giusta direzione, ma i lavoratori devono avere la facoltà di lavorare in modo flessibile dal primo giorno, non solo di chiedere di poterlo fare”. Dal lato delle imprese, invece, sarà obbligatorio discutere modalità alternative per rendere il lavoro flessibile nel caso in cui non vi sia accordo tra le parti: per esempio, se non fosse possibile cambiare gli orari di un collaboratore per tutti i giorni della settimana, l’azienda sarebbe tenuta, quanto meno, a considerare una variazione parziale.

Kevin Hollinrake, Sottosegretario del Ministero per l’Impresa, i Mercati e le Piccole imprese del Regno Unito ha affermato che proseguire verso la direzione del lavoro flessibile è scontato e che ciò, oltre a favorire il work-life balance, permetterà di diversificare la forza lavoro. La politica del nuovo Governo britannico sul lavoro sembra direzionata verso un processo di liberalizzazione delle normative, anche a risposta dei bisogni e delle necessità delle persone, sempre più contestualizzate all’interno di scenari in continua mutazione. Chissà che l’Italia non prenda esempio da ciò che sta succedendo Oltremanica…

Smart working, Regno Unito, lavoro flessibile

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