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C’è chi parla e chi agisce

Quattro aziende dell’Emilia-Romagna raccontano la loro ripartenza

C’è chi ha paragonato la pandemia da Covid-19 a una guerra. A livello economico, infatti, l’emergenza sanitaria ha avuto impatti devastanti sul nostro Paese: giusto per citare un dato, Banca d’Italia ha previsto una riduzione del Pil 2020 del 9% e del 5% per il 2021. Le aziende con un forte orientamento digitale e che negli anni scorsi hanno investito in ambito tecnologico andranno, però, incontro a una più rapida ripresa.

A questo proposito, alcune imprese si sono riunite virtualmente alla tappa bolognese di FabbricaFuturo, il progetto multicanale della casa editrice ESTE, promosso dalla rivista Sistemi&Impresa e di cui Parole di Management è Media Partner.

Chiesi punta sulla sostenibilità

Il primo concetto emerso riguarda la strategia regionale dell’Emilia-Romagna, che si intreccia con gli obiettivi di sostenibilità ambientale dettati dall’agenda Onu 2030. A parlarne è stata Roberta Buti, Presidente del Clust-ER Health Salute e Benessere e Responsabile Finanza Agevolata in Chiesi farmaceutici. La Regione ha fortemente voluto la creazione di cluster, che “rappresentano a livello internazionale il modello di riferimento del sistema quadrupla elica dell’innovazione”. Si tratta di importanti collaborazioni fra industria, accademia, Pubbliche amministrazioni e associazioni o gruppi di cittadini organizzati che si uniscono per promuovere un’innovazione responsabile, capace di generare valore per il sistema economico e sociale.

Gli obiettivi dei sette cluster, che operano attraverso gruppi di lavoro di value chain, elaborando una visione strategica continuativa, sono settoriali e puntano sulla progettualità e lo sviluppo di nuovi prodotti, con un conseguente sviluppo economico e occupazionale delle aziende.

“Nel 2019 il Clust-ER Health ha integrato gli obiettivi di settore con i Sustainable development goal (Sdg) dell’agenda Onu 2030”. Sostenibilità, dunque, è la parola chiave per il futuro dell’innovazione e di un business competitivo sul lungo periodo: “L’obiettivo del cluster Salute è quello di avanzare proposte concrete su tematiche cross-settoriali, con progetti strategici che includano il matching con gli Sdg”.

Di questo cluster fa parte anche Chiesi Farmaceutici, azienda con focus terapeutico su malattie respiratorie, neonatologia e special care, nonché impresa certificata B corp più grande al mondo. Ilde Martino, che ne è Affiliates & Sustainability Management, racconta come hanno progettato la risposta all’emergenza in termini di sicurezza e sostenibilità.

“Fin dall’espansione della pandemia in Cina abbiamo valutato e studiato stock di protezione individuale per i nostri siti produttivi, in modo da poter garantire la continuità dell’attività per almeno sei mesi”. Con la diffusione del Covid-19 sui territori “abbiamo attuato misure di sicurezza per chi doveva necessariamente presenziare in sede e attivato lo Smart working per gli altri dipendenti”.

“Il lockdown ha sicuramente avuto un impatto negativo, ma ci ha anche aperto nuove opportunità”, prosegue Martino. La pandemia ha fatto emergere l’impatto dell’attività umana sull’ambiente, offrendoci la possibilità di valutare la nostra footprint e il margine di miglioramento. “Non possiamo più sottovalutare questo aspetto né rimandare azioni di sostenibilità mirate alla riduzione dell’impatto verso l’ambiente. Per noi di Chiesi non è una novità, ma ora abbiamo adottato nove sdg e le mettiamo in pratica attraverso un piano strategico che si compone di più di 100 azioni che coinvolgono tutte le nostre filiali”.

Chiesi Farmaceutici coinvolge tutti i dipendenti in queste azioni, mediante diverse iniziative e pubblicando annualmente un report di sostenibilità. Il progetto più importante è l’impegno verso la carbon neutrality entro il 2035, che consiste nell’azzerare il bilancio di emissione di Anidride carbonica tramite azioni strutturate, riduzione del consumo di energia e acquisto di energia certificata, ma anche riducendo i business travel. Infine, l’adozione di un green design, che renda sostenibile i prodotti dalla progettazione al fine-vita. Per consolidare il proprio impegno verso il Pianeta, Chiesi Farmaceutici è stata una delle 110 aziende firmatarie del manifesto per uscire dalla pandemia attraverso un nuovo green deal per l’Italia.

Il packaging circolare di Tetra Pak

Un’altra azienda che grazie alla digitalizzazione ha potuto proseguire l’attività durante il lockdown è Tetra Pak, nota impresa che opera nel packaging di bevande e nella fornitura di macchinari per l’impacchettamento e per il processamento degli alimenti a livello globale. Ciò è potuto avvenire “grazie a una visione del business a lungo termine”. “Siamo un’azienda organizzata per reagire alle emergenze, pur mantenendo una direzione strategica di lungo periodo”, ha raccontato Davide Braghiroli, Product Manager Packaging Materials e Responsabile della parte sostenibilità dei materiali per il packaging.

Tetra Pak è, infatti, da sempre impegnata a rendere il proprio modello di business sostenibile e le numerose iniziative che vanno in questa direzione non sono certo un’improvvisazione anzi. “Ci vantiamo di aver sempre cavalcato la sostenibilità e gli aspetti relativi alla circolarità insiti in questo concetto, anche se la vera rivoluzione in quest’ambito è avvenuta negli ultimi 10 anni, grazie alle tecnologie disruptive che hanno modificato l’approccio di aziende e consumatori”.

Nell’ultimo decennio i maggiori elementi di innovazione relativi al packaging (inquinamento e rifiuti, Industria 4.0, acquisto di alimenti online), sono diventati quasi obsoleti, lasciando il posto a nuove sfide – per il 2030 – che abbracciano aspetti legati ai cambiamenti climatici, scarti di cibo e limitatezza di risorse del Pianeta e alla iper-customizzazione dei prodotti.

“Il nostro business è modulare e adattabile alle singole esigenze del cliente, aiutandoli a introdurre aspetti sostenibili nel loro value proposition”, ha spiegato Braghini, ma la cosa più importante è che “il packaging deve diventare circolare e avere un minimo impatto per il clima”. Per lo sviluppo di nuovi prodotti, dunque è importante implementare metodologie di progettazione per il riciclo e introdurre materiali riciclati.

Fra le attività per minimizzare l’impatto ambientale sono stati studiati programmi per eliminare le parti rimovibili in plastica monouso (cannucce e tappi) e mantenere una sfida sul pacchetto rinnovabile, sostituendo le plastiche di origine fossile con quelle vegetali. A tal proposito, nel 2019 l’azienda ha firmato il protocollo per la New plastic economy, che prevede l’utilizzo di plastiche rinnovabili, per almeno il 10% del totale, entro il 2025.

La cultura del dato in Rolleri: da archivio a database

Un’altra tematica di innovazione è quella dell’analisi dei dati e del loro utilizzo per progettare efficacemente il futuro. A spiegare l’importanza della cultura del dato è Daniele Marzaroli, Sales & Marketing di Rolleri, impresa che produce e commercializza utensili per presse piegatrici e punzonatrici.

“La cultura del dato ci appartiene già dalla nostra fondazione ed è, con il tempo, diventata un metodo”, ha chiarito Marzaroli, “al punto che nel 2007 è nato uno spin off dell’azienda, Rolleri cultura d’impresa, ovvero una società di formazione e consulenza che esportasse questo modello per le Piccole e medie imprese, dimostrando che questo modello può essere la base su cui costruire lo sviluppo aziendale”.

E per evolversi in questa direzione, Rolleri ha deciso di non lavorare esclusivamente sulle tecnologie, bensì puntando sulle proprie risorse interne. Il coinvolgimento dei dipendenti, a tutti i livelli, è risultato dunque fondamentale. Attraverso una mappatura quotidiana delle competenze e dell’efficienza delle performance e dell’organizzazione hanno costruito, infatti, percorsi di carriera ad hoc per ogni lavoratore. Insomma, una cultura del dato applicata all’intera organizzazione.

Un secondo passaggio è stato il coinvolgimento di Produzione e Ufficio Tecnico per poter prevenire le emergenze, pianificare gli interventi e non doverli rincorrere. Infine, è stato fondamentale comprendere di avere molti dati “parcheggiati e non fruibili”: qui è avvenuto il passaggio chiave, ovvero quello dall’archivio al database, che ha permesso di utilizzare i dati disponibili.

“La possibilità di analizzare la situazione in real time ci consente di gestire il presente, ma soprattutto di pianificare consapevolmente il futuro”, ha proseguito Marzaroli. “Il percorso di trasformazione digitale che l’azienda ha abbracciato con convinzione, non è uno strumento, ma un mezzo che ci consente di reagire velocemente agli stimoli del mercato ed essere proattivi e in grado di cogliere nuove opportunità”.

Da Industria 4.0 a Supply chain 4.0: Iris Ceramica e la tower control

Un progetto di sperimentazione e ricerca è quello che ha raccontato Francesco Verde, Group CIO di Iris Ceramica Group, leader mondiale nel design, produzione e distribuzione di prodotti ceramici di alta qualità. L’azienda, infatti, parte dal presupposto che l’Industria 4.0 ha portato diverse evoluzioni, ma non bisogna fermarsi. Anzi “quello che ci siamo chiesti”, spiega Verde, “è come poter andare oltre e creare qualcosa di più. Da qui è nato il progetto di Supply chain 4.0, ovvero sfruttare la digitalizzazione delle fabbriche per sviluppare un approccio buttom up”.

Il percorso di Iris Ceramica è iniziato con l’interconnessione delle fabbriche in Rete, la raccolta dati dei PLC e l’inserimento in un Data lake, ma come andare oltre? L’azienda, in Italia, ha sette fabbriche fra loro collegate, che non sempre utilizzano tecnologie differenti e spesso hanno prodotti comuni. Per meglio far interagire questi plant e sfruttare i dati delle singole, Iris Ceramica ha pensato di creare una control tower. In questo modo è possibile riconoscere in real time il problema di un macchinario e trasmettere l’alert alle altre fabbriche, in modo da anticipare il propagarsi del problema, fino ad arrivare alla catena di distribuzione e al Customer service che può così avvisare il consumatore del potenziale ritardo e aumentando così il livello del servizio clienti.

A questo punto, però, Iris Ceramica sta già pensando al prossimo step, ovvero quello di aggiungere un algoritmo di Machine learning che possa fare delle simulazioni e sfruttare al meglio i dati a disposizione, per velocizzare così la capacità di decisione e offrire al cliente un livello di soddisfazione maggiore.

Per concludere, Verde ha spiegato come l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale porta con sé l’ottimizzazione di alcuni processi e del tempo di lavoro, nonché l’opportunità di creare nuovi ruoli e nuove competenze all’interno dell’organizzazione.

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