Manifattura

I dati 2021 sul Manifatturiero sono promettenti. Fiammata o trend in ascesa?

L’industria manifatturiera non è più solo pura manifattura, ma è fatta di digital, automazione e tecnologie innovative, soluzioni che permettono la crescita e la competitività internazionale e che spingono le imprese sempre di più verso la sostenibilità. Anche questi fattori sono responsabili della repentina crescita del Manifatturiero italiano: l’economia sta funzionando.

A dirlo sono i dati Istat sul fatturato delle industrie (ad agosto 2021 è cresciuto del 13,8% su base annua), ma anche gli ordini trimestrali del settore macchine utensili. La crescita è al di là di ogni attesa: nel terzo trimestre del 2021 gli ordini sono aumentati del 50% rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2020. Anche il Prodotto interno lordo (Pil) italiano parla abbastanza chiaro: il primo semestre del 2021 ha registrato un innalzamento e Fitch Ratings (agenzia internazionale di valutazione del credito) ipotizza una crescita del 5,7%, trainata soprattutto da Manifattura e Costruzioni.

Una previsione, dunque, decisamente positiva, anche se per i più scettici si tratta di un mero rimbalzo transitorio post crisi. Una “fiammata”, come l’ha definita Maurizio Marchesini, Vicepresidente per le Filiere e le Medie Imprese di Confindustria, sostenendo altresì che basta attendere il 2022 per verificare se, contrariamente, si tratta di un trend omogeneo.

“Le cose stanno andando obiettivamente bene, nonostante alcuni settori abbiano problemi, come l’Automotive, che oltre alla crisi iniziata in periodo pre Covid deve ora fronteggiare la mancanza di materie prime e il consecutivo aumento dei prezzi”. Accanto a queste situazioni, un ostacolo alla crescita è rappresentato dalle persone ancora non vaccinate: “Un ritorno della pandemia sarebbe tragico ed è per questo che dobbiamo mettere al sicuro tutti”, ha commentato.

I processi da remoto come eredità della pandemia

I dati sono confermati anche da Ucimu, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, che negli ultimi report ha evidenziato proiezioni al rialzo con un trend positivo. L’ultimo indice Ucimu parla di un +52% di incremento rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, con una crescita del 29% sul mercato estero. Un record assoluto, secondo Barbara Colombo, Presidente di Ucimu. Anche se ora, certamente, ci sarà un rallentamento dovuto alla crisi delle materie prime, che tuttavia non dovrebbe avere conseguenze troppo negative: “Le consegne sono ferme e i prezzi aumentano, ma gli ordini parlano di un momento favorevole per la Manifattura italiana”.

Il settore, infatti, ha vissuto una crescita anche grazie agli investimenti delle aziende in ambito tecnologico resi possibili dalle misure attuate dal Governo, per stimolare e supportare le aziende nella transizione verso il 4.0. “Un’eredità positiva della pandemia è la prova che possiamo svolgere attività prima impensabili a livello digitale e 4.0, come la manutenzione da remoto, utilizzando nuovi strumenti per collaborare e agire rapidamente”, è il pensiero di Marchesini, che suggerisce alle aziende ciò su cui si dovrà puntare: “Anche la globalizzazione dovrà essere più consapevole e non acritica come è stata finora. La consapevolezza porterà a un accorciamento delle filiere, a una revisione dei fornitori e a una fiducia diversa”.

Le risorse statali accompagneranno la ripartenza

Le opportunità da cogliere, in questo momento, sono due: l’insegnamento digitale lasciato dalla pandemia e le risorse governative. Parlando del futuro della Manifattura non si può infatti non accennare al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Anche per Mauro Alfonso, Chief Executive Officer di Simest (società del Gruppo cassa depositi e prestiti, tra le realtà che hanno sostenuto le aziende con la liquidità durante il periodo pandemico), l’industria manifatturiera sta rispondendo positivamente al periodo appena trascorso, grazie a una classe imprenditoriale di straordinaria capacità.

Ora, con l’apertura dei fondi del Pnrr, le aziende potranno puntare su importanti investimenti per implementare due aspetti alla base della competitività globale: sostenibilità e digitalizzazione. Il Pnrr, quindi, è un’occasione ghiotta e importante da sfruttare come un’opportunità per trasformare ancora di più l’industria manifatturiera italiana, che potrà utilizzare i capitali per innovarsi, internazionalizzarsi e crescere, con investimenti mirati e lungimiranti.

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Sara Polotti

Sara Polotti è giornalista pubblicista dal 2016, ma scrive dal 2010, quando durante gli anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (facoltà di Lettere e Filosofia) recensiva mostre ed eventi artistici per piccole testate online. Negli anni si è dedicata alla critica teatrale e fotografica, arrivando poi a occuparsi di contenuti differenti per riviste online e cartacee. Legge moltissimo, ama le serie tivù ed è fervente sostenitrice dei diritti civili, dell’uguaglianza e della rappresentazione inclusiva, oltre che dell’ecosostenibilità.

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