L’11 settembre 2001 nei ricordi di un manager a New York

Diciannove anni fa l’attentato alle Torri Gemelle. Che sconvolse il mondo come il Covid-19.

Era l’11 settembre del 2001. Diciannove anni fa il mondo occidentale è cambiato per sempre. Tutti noi ricordiamo perfettamente dove eravamo, con chi eravamo e che cosa stavamo facendo nel momento in cui abbiamo appreso la notizia dell’attentato alle Torri Gemelle di New York, simbolo economico della città, emblema di prosperità e del libero mercato. Le Twin Tower erano veri e propri monumenti, costruiti, però, non con fondi pubblici, ma grazie a investimenti privati, come ben racconta la scrittrice e filosofa Ayn Rand ne La virtù dell’egoismo, del 1964: “In America le energie umane non sono state espropriate allo scopo di edificare monumenti e progetti pubblici, ma sono state usate per promuovere il benessere privato, personale e individuale dei singoli cittadini. La grandezza americana sta nel fatto che i suoi veri monumenti non sono pubblici”.

Tutti noi, dicevamo, ricordiamo le circostanze personali dell’evento: questo fenomeno, in Psicologia, si chiama flashbulb memory ed è stato teorizzato per la prima volta nel 1977 da Roger Brown e James Kulik, in merito all’assassinio di John F. Kennedy. Si tratta di un tipo specifico di ricordi, che vengono associati dalla nostra mente a un evento pubblico particolarmente traumatico. Secondo gli psicologi, il fattore determinante di una flashbulb memory è un alto livello di sorpresa e di attività emotiva conseguente. Infatti, tali immagini si imprimono nella nostra mente in modo persistente e particolarmente vivido.

Questo 19esimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle si celebra in concomitanza di un altro evento altamente traumatico: è tale la pandemia che stiamo vivendo. Il Covid-19 non solo ha spezzato molte vite umane, ma sta avendo ricadute economiche e finanziarie imponenti. Le ha avute sulla nostra sicurezza, sulla nostra quotidianità, sulla percezione del pericolo, sul lavoro, sulla politica mondiale. Certamente nessuno di noi, in questo caso, ricorderà dove si trovava o che cosa stava facendo la prima volta che ha sentito parlare di questo virus. Ma senz’altro nessuno di noi può mai dimenticare ciò che è successo e quanto sta ancora vivendo.

La paura è un sentimento che ha accomunato i due avvenimenti: nel 2001 il nemico erano i terroristi, nel 2020 un invisibile microrganismo. I primi non sono, purtroppo, mai spariti: abbiamo semplicemente imparato a convivere con il rischio. Non possiamo dire di essere al riparo, ma abbiamo messo a punto delle contromisure più o meno efficaci. Avverrà lo stesso con il Covid-19? È presto per dirlo. Forse riusciremo a debellarlo o forse dovremo adattarci. Intanto, abbiamo iniziato a ‘imparare’ dalle esperienze.

Diversi contesti, stessa solidarietà

Parole di Management ha voluto ricordare i drammatici eventi di 19 anni attingendo dalla sua community di lettori, formata da imprenditori e manager. Nel 2001 Paolo Bonsignore era Brand Manager di un noto marchio italiano proprio a New York. All’epoca pubblicava una newsletter, New York Live, attraverso la quale teneva aggiornati i manager italiani sull’area che si respirava Oltreoceano. Finì per diventare una testimonianza fondamentale di quell’evento.

Oggi Bonsignore lavora per un’importante azienda italiana che ha sede a Bologna, un’altra città che ha subito un gravissimo attentato terroristico (il 2 agosto 1980). Proprio da oggi, tra l’altro, Bologna e New York sono unite idealmente grazie a un piccolo albero, piantato nel Parco 11 settembre 2001. Nato dai frutti dell’unica pianta sopravvissuta all’attacco, è un pero Callery salvato da Ground Zero, noto come “Survivor Tree” e divenuto ora simbolo di resilienza e rinascita per quella comunità.

La dote della resilienza è richiesta anche di fronte all’emergenza sanitaria. Italia e Usa l’hanno affrontata in maniera differente, ma secondo Bonsignore sono anche molto differenti le situazioni di partenza. “All’epoca gli effetti dell’attentato furono immediatamente e improvvisamente molto visibili, dal fumo, alla polvere, al crollo”, osserva. Il Covid-19 è, invece, un nemico invisibile. Quello che accomuna i due eventi, secondo il manager, è la successiva gara di solidarietà che ne è scaturita. Gli accadimenti hanno fatto sì che nascesse un grosso movimento solidale, con la differenza che l’11 settembre 2001 era coinvolta una sola città, mentre ora lo siamo tutti allo stesso modo. Inoltre, entrambi gli avvenimenti hanno suscitato un certo spirito patriottico, di orgoglio e commozione: mentre il primo, però, portò a una grave crisi politica, il secondo non sta avendo ovunque questo stesso effetto.

C’è da dire che, all’epoca dell’attentato terroristico alle Torri Gemelle, era molto diverso il contesto: per esempio, non esistevano i social network, grandi protagonisti della nuova società. Le aziende, secondo Bonsignore, si stanno dimostrando responsabili: “Non c’è stato sciacallaggio”, afferma. E, secondo le fonti a sua disposizione, neppure un aumento dei prezzi, nonostante una recente inchiesta abbia evidenziato forti speculazioni.

Ma, mentre le iniziative volte alla sicurezza nazionale nel 2001 portarono a un certo regresso generale, il Covid-19 si è reso responsabile di una grande accelerazione dei tempi. Ha fatto sì che il mondo del lavoro, soprattutto in Italia, facesse un balzo in avanti di almeno cinque anni: “Ci ha dimostrato che tante cose che avremmo creduto impossibili invece non lo erano, come nel caso dello Smart working”. Di fronte a una crisi, dunque, abbiamo stavolta reagito creando opportunità. E questo è un bel segnale di speranza per il futuro.

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Chiara Pazzaglia

Bolognese, giornalista dal 2012, Chiara Pazzaglia ha sempre fatto della scrittura un mestiere. Laureata in Filosofia con il massimo dei voti all’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Baccelliera presso l’Università San Tommaso D’Aquino di Roma, ha all’attivo numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui quello in Fundraising conseguito a Forlì e quello in Leadership femminile al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Corrispondente per Bologna del quotidiano Avvenire, ricopre il ruolo di addetta stampa presso le Acli provinciali di Bologna, ente di Terzo Settore in cui riveste anche incarichi associativi. Ha pubblicato due libri per la casa editrice Franco Angeli, sul tema delle migrazioni e della sociologia del lavoro. Collabora con diverse testate nazionali, per cui si occupa specialmente di economia, di welfare, di lavoro e di politica.

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