Riformare il Lavoro oltre il populismo giuslavoristico

La grande trasformazione del lavoro, imposta dalla Gig e Sharing economy, in Italia è affrontata con soluzioni vecchie e inadeguate. Problemi che non nascono oggi, ma sono la naturale conseguenza della diffusione di una ‘malattia’ tanto diffusa quanto invisibile e poco conosciuta, cioè il “populismo giuslavoristico”, sviluppatosi dopo la stagione di riforme approvate tra il vecchio e il nuovo millennio e che si è consolidata durante la pandemia. Lo sostiene Giampiero Falasca, Partner dello Studio Legale DLA Piper, nel libro Disoccupazione di cittadinanza (Edizioni Lavoro, 2020), di recente ospite di una puntata di PdM Talk – il talk show del nostro quotidiano – per affrontare il tema del pay gap.

Il volume analizza in chiave critica i principali problemi dell’attuale mercato del lavoro, dalla crisi post Covid all’esclusione dei giovani, passando per il fallimento delle politiche attive. Questi aspetti, secondo Falasca, hanno condotto l’Italia verso quella che la deriva definita “populismo giuslavoristico”, ovvero un approccio dettato dalla sete di consensi, che pretende di trovare soluzioni semplici a problemi complessi.

“L’Italia non è un Paese per giovani, ma questo lo sapevamo già”, ha commentato Enrico Mentana, autore della prefazione del libro, durante la presentazione del volume. “Le leggi italiane sono tarate sulla forza lavoro esistente e su quella uscente, non sul futuro: siamo praticamente fermi a una struttura lavorativa di 50 anni fa, cioè il tempo dello Statuto dei lavoratori. Ora esistono i contratti flessibili, ma se non ci sono garanzie diventano motivo di sfruttamento”.

Nel saggio di Falasca si legge infatti che il lavoro flessibile è contrastato con vincoli e formalismi ‘bizantini’, mentre i contratti precari e illeciti si diffondono senza ostacoli. Il volume cerca di individuare soluzioni innovative e radicali che consentano al sistema economico di trovare il rimedio contro gli ostacoli che ne minacciano la competitività.

“È necessario un ripensamento complessivo dell’approccio formale e culturalmente arretrato del Legislatore, prendendo una strada che porti alla costruzione di regole meno invasive, burocratiche e ossessive”, ha spiegato l’autore. “L’inclinazione costante a scrivere ‘norme-manifesto’, il cui unico scopo è quello di cercare il consenso di breve periodo, deve essere abbandonata con l’obiettivo di rimettere il futuro al centro delle politiche del lavoro, riprogettando le riforme con orizzonti temporali di medio e lungo periodo”.

Giampiero Falasca, Disoccupazione di cittadinanza, DLA Piper, populismo giuslavoristico, enrico mentana


Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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