Chatbot

Se i talenti preferiscono parlare con i chatbot

Secondo i responsabili HR i chatbot – ovvero i software che simulano ed elaborano le conversazioni umane, consentendo agli utenti di interagire con i dispositivi digitali come se stessero comunicando con una persona reale – sono un valido strumento per attrarre talenti in azienda. A svelarlo è una survey realizzata su un campione di 350 manager, da Sense, società Usa di consulenza in ambito recruiting e dall’organizzazione no-profit Talent Board. Nello specifico, secondo i dati raccolti, il 51% degli intervistati ha registrato “un significativo miglioramento” nella soddisfazione dei candidati come diretto risultato dell’adozione di queste tecnologie nei primi step del processo di recruiting.

Questo trend sembra tuttavia andar contro gli slogan, sempre più enfatizzati, dalle aziende in cui si sottolinea l’importanza di porre al centro le persone. Uno dei punti chiave che le imprese spesso evidenziano sono, infatti, i rapporti umani come strumento per migliorare produttività e raggiungimento dei risultati. Per questo delegare a un software attività di recruiting, anche se solo nelle fasi iniziali più semplici del recruiting, stride un po’ con questa visione umanocentrica, che al contrario di quanto pensano i tecnofili, dovrebbe puntare sul contributo creativo dell’intelligenza umana, considerato come un surplus da valorizzare per traguardare obiettivi non raggiungibili con il mero ricorso alle macchine.

I danni di una comunicazione scarsa con i candidati

In generale, dialogare in modo chiaro ed esaustivo con i candidati è la carta vincente per attrarre i talenti. Al contrario una comunicazione scarsa e gestita male può creare non pochi danni. Secondo la ricerca di Sense e Talent Board, infatti, un’interazione carente in quest’ambito ha portato solo nel 2020 all’11% di rinunce da parte dei candidati impegnati in processi di selezione aziendale nel Nord America. A contribuire a questo scenario è, per esempio, nel 40% dei casi, l’assenza di un messaggio di conferma dell’avvenuta ricezione della candidatura sui siti web aziendali o, nel 23%, la mancanza di un riscontro dopo più di due mesi dalla candidatura.

Questa situazione non deve essere sottovalutata. Non si dimentichi che i candidati potrebbero lasciare commenti negativi sulle piattaforme social dedicate alle offerte di lavoro, contribuendo a danneggiare l’immagine aziendale. Per questo adottare strumenti di comunicazione efficaci deve essere una priorità per i responsabili HR. Nello specifico, secondo la survey le soluzioni di maggior successo sono proprio i chatbot (36%) e le tecnologie di messaggistica (28%). In particolare i software di comunicazione hanno registrato un aumento nella loro diffusione del 40% a partire dal 2018 e hanno permesso, alle imprese che li utilizzano, un incremento del 30% delle valutazioni positive dei candidati, rispetto a chi invece non ha adottato questa tecnologia. Con buona pace del nuovo umanesimo.

HR, chatbot, recruiting, Sense, Talent Board

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