Resilienza, da buzzword a strategia per l’era delle incertezze

Il termine “resilienza” è ormai sulla bocca di tutti. Se ne parla (e in certi casi se ne abusa) da qualche anno, prendendo spunto dalla capacità delle piante di auto-ripararsi e di adattarsi ai cambiamenti e applicando il concetto all’educazione infantile e al life coaching. Ma è solo con la pandemia che la parola è diventata di tendenza, tanto da entrare nel titolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) proposto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha deciso di investire 220 miliardi di euro per la ripartenza dell’Italia nell’era delle incertezze generata dal Covid-19.

Ma non è solo il Paese ad aver bisogno di resilienza. Questa deve farsi capillare, arrivando all’interno delle aziende e permettendo alle organizzazioni di ripartire davvero. Come? Una possibile risposta arriva da Istud Business School: la scuola manageriale italiana, in collaborazione con Oracle Italia (multinazionale informatica), ha promosso il workshop dal titolo L’età della resilienza: buzzword, slogan o ricetta per la crescita? coinvolgendo un gruppo di top manager e business leader selezionati e provenienti da svariati i settori (Manifatturiero, Largo consumo, Food&Beverage, Servizi, Energia e Bancario).

L’intento era ragionare senza preconcetti proprio sulla resilienza, definendone i significati e individuando le reali ricadute che potrà avere su ecosistema, organizzazione e persona, per rendere le aziende davvero capaci di trasformarsi e adattarsi continuamente, ridefinendo le priorità in maniera flessibile e dando autonomia e fiducia ai collaboratori.

L’anno della pandemia è stato un grande laboratorio

La prima riflessione a cui sono giunti i top manager e i leader riguarda le contingenze che hanno portato ad applicare questo termine alla ripartenza: la pandemia. Per questi esperti, l’anno del Covid è stato un grande laboratorio diffuso che ha permesso di sperimentare e implementare nuovi modi di lavorare, di testare innovativi modelli organizzativi di prodotto e di servizi e di mettersi alla prova personalmente in situazioni di stress estremo, trovando in sé la capacità di auto-regolarsi e di motivarsi anche al di là delle indicazioni gerarchiche.

Altro aspetto ‘positivo’ del 2020 è stata poi la rinnovata centralità delle persone, insieme con l’importanza degli aspetti più umani delle competenze. La formazione, quindi, ha subìto un potente incremento, dando la possibilità di crescere tramite upskilling e reskilling, sia digitale sia tecnico, fino ad arrivare agli aspetti più legati al benessere personale.

Proprio su questo tema, secondo i manager la resilienza può trasformarsi in leva gestionale se inserita all’interno dell’ecosistema aziendale proprio partendo dal welfare. “Molti hanno trascurato le proprie condizioni – fisiche e psicologiche – sotto la spinta delle tensioni dell’ultimo anno”, è stata la testi condivisa. “Oggi è necessario ridisegnare un nuovo bilanciamento tra tempi del lavoro e tempi personali, insieme con la proposta di un vero Smart working, non più emergenziale”.

Oltre al welfare, a essere fondamentali per la ripartenza resiliente aziendale sono, per gli stessi manager, flessibilità, connessione e comunicazione, tre dimensioni organizzative chiave che partono dall’impresa e hanno un impatto diretto sull’ecosistema in cui questa opera. Altra competenza chiave sono quelle definite come “allenamento alla complessità” e “attitudine ad affrontare mercati complessi e volatili attraverso la collaborazione e l’intelligenza collettiva”. Quest’ultima competenza è intesa come collaborazione e condivisione di idee e soluzioni, con persone sostenute da sistemi efficaci che rendano il lavoro e lo svolgimento dei compiti più semplice, flessibile e collaborativo.

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Sara Polotti

Sara Polotti è giornalista pubblicista dal 2016, ma scrive dal 2010, quando durante gli anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (facoltà di Lettere e Filosofia) recensiva mostre ed eventi artistici per piccole testate online. Negli anni si è dedicata alla critica teatrale e fotografica, arrivando poi a occuparsi di contenuti differenti per testate online e cartacee. Legge moltissimo, ama le serie tivù ed è fervente sostenitrice dei diritti civili, dell’uguaglianza e della rappresentazione inclusiva, oltre che dell’ecosostenibilità.

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